La sessualità della Pantera Rosa

La sessualità della Pantera Rosa
"...Non sono nessuno per dirti cosa devi fare/ solo un tizio messo male/ che ha imparato ad andarci piano". Scacciato dalla casa della sorella dal collerico cognato che lo accusa di mangiare a sbafo, un uomo si rifugia da F., direttrice di banca obesa in rotta con la sua amante gay, la bella antiquaria Zeta. F. è un vero mostro, ma l’uomo si adatta ad avere rapporti sessuali con lei un po’ per inerzia un po’ per necessità, mentre corteggia a sua insaputa la giovane domestica Aisha, una nera ignorante ma piuttosto sexy che ben presto riesce a sedurre e a coinvolgere in irruenti amplessi domestici, nonostante la furiosa gelosia di F.. Intanto Zeta tenta una riconciliazione con F., e il nostro eroe - che è fortmente attratto dall'algida Zeta - ne approfitta per tentare di introdursi come terzo incomodo etero nella coppia lesbica in via di ricongiungimento...
Se Bukowski fosse stato sudamericano, sarebbe stato Efraim Medina Reyes (checché ne dica lo scrittore colombiano, che non ama questo paragone e lo scoraggia ogni qualvolta un incauto intervistatore fa cenno a questa ingombrante similitudine). Tra blues malinconici (l’autore militava in gioventù in un gruppo rock, la 7 Torpes Band, e incide tuttora cd autoprodotti come solista che regala a chiunque ne faccia richiesta), amplessi furiosi, riflessioni sulla vita e sui fumetti di supereroi, cartoline piene di nostalgia da scalcinate radio colombiane, Medina Reyes canta come sempre Città Immobile, luogo-simulacro della cultura e della società sudamericana con le sue feroci contraddizioni, la sua colorata violenza e la sua carnalità libera da sensi di colpa.

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