La sfida interrotta

La sfida interrotta

Fino all’ultimo respiro, Enrico Berlinguer ha voluto ricordare ai cittadini, ai comunisti, alle persone tutte, che hanno avuto o avrebbero avuto un ruolo per la realizzazione del “bene pubblico”, l’importanza della “questione morale” non solo nella politica, ma nella vita. Questione morale che si traduce con servizio per lo Stato e per il bene di tutti, e non viceversa con l’asservimento dello Stato all’opportunismo di pochi. Sono tanti i passaggi in questo senso, sono tanti gli attacchi espliciti, duri, senza metafore ai politici suoi colleghi, in primis a Bettino Craxi ed alla Democrazia Cristiana. Durante la sua lunga carriera da segretario del PCI (Partito Comunista Italiano) il pensiero politico di Berlinguer ha voluto coniugare in ogni istante l’attenzione al metodo, al rigore, con il quale si provano a realizzare concretamente quei valori di onestà e servizio per lo Stato, che differenziano il PCI dagli altri partiti, molto spesso - come denunciato da Berlinguer - più interessati a fare una politica delle poltrone e degli interessi personali. Perché per Berlinguer essere comunisti significa innanzitutto avere valori al di sopra di ogni sospetto di inciucio e di interesse personalistico. Con lo stesso rigore Berlinguer traccia il suo netto distacco dall’Unione Sovietica e dal suo graduale approdo verso la socialdemocrazia, ma anche la preoccupazione per un certo condizionamento e una subalternità dell’Italia all’interno dello scacchiere NATO…

Ripubblicato quindici anni dopo la sua prima edizione (1994, ovvero nel decennale della morte di Berlinguer, avvenuta l’11 giugno 1984), il libro è un’antologia tematica che attraversa oltre 40 anni della politica italiana e permette anche di riassumere il pensiero di uno dei più grandi segretari di partito nella seconda metà del XX secolo. Aiutato da una équipe di ricercatrici e ricercatori universitari, Walter Veltroni ha raccolto per argomento (per fortuna o purtroppo senza una scansione cronologica, ma per affinità di contenuti), senza nessun commento se non un’introduzione iniziale, tutti i temi che hanno caratterizzato la riflessione civile e politica di Berlinguer: dal futuro che garantiremo ai “giovani”, alle radici del partito comunista, ai rapporti con i socialisti e con la democrazia cristiana. Con il filo conduttore di una voglia matta di “rivoluzione culturale” che non è mai potuta avvenire anche a causa della prematura morte. Al di là degli interventi ai congressi, al di là delle interviste e degli articoli di giornale, è interessante cogliere in questi scritti (il primo addirittura della fine degli anni ’40, l’ultimo del 1984, in limine mortis) il profilo umano del personaggio: sapevamo della sua integrità, sapevamo anche del suo carattere schivo che ci teneva non fosse confuso con la malinconia, leggere le sue parole verso la famiglia, la moglie ed i figli, ci permette di scoprire anche un lato affettivo che aveva sempre tenuto in secondo piano a protezione della sua vita privata e di quella dei suoi cari. Non è un libro di troppo, non è un libro inutile: è un libro che, nonostante le date con cui sono bollinate molte dichiarazioni, è di tremenda attualità. Probabilmente ripubblicarlo oggi, stesso anno in cui cade il trentennale della fine del Partito Comunista, potrebbe stimolare ad una sicura crescita molti politici d’oggi, formatisi all’ombra di scandali e senza quella bussola morale e quel rigore metodologico che oggi servirebbero tanto.



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