La sfinge dei ghiacci

La sfinge dei ghiacci
Tra i viaggiatori che hanno seguito le tracce del mitico Pitea di Massalia, il marinaio greco che nel IV secolo avanti Cristo aveva raggiunto "una terra a un solo giorno di viaggio dalla banchisa polare" (si pensa fosse la Norvegia), non sono pochi gli italiani. I fratelli Nicolò e Antonio Zeno alla fine del '300, Pietro Quirini intorno al 1431, Francesco Negri nel 1663, Lorenzo Magalotti dieci anni dopo, Vittorio Alfieri (sì, proprio lui!) nel 1769, Giuseppe Acerbi nel 1798, Carlo Vidua nel 1818, Filippo Parlatore nel 1851, Giacomo Bove nel 1878, Paolo Mantegazza e Stephen Sommier nel 1879, e poi la spedizione della Stella Polare nel 1899, quella del Norge nel 1926, quella dell'Italia del 1928, e così via...
La sfinge dei ghiacci (il titolo è preso in prestito da un romanzo di Jules Verne) raccoglie e commenta racconti di viaggio o esplorazione, diari e lettere, reportage giornalistici, rapporti ufficiali, opere letterarie o testi scientifici degli italiani che si sono spinti nei quadranti settentrionali, oppure - nel caso degli autori di fiction - che hanno sognato di farlo. Un repertorio sistematico (il primo, a quanto ci risulti) che onora la memoria di uomini (e donne, c'è un capitolo a parte per loro) che con coraggio, amore per l'avventura e sete di conoscenza hanno rischiato la vita per giungere là dove pochissimi connazionali (e nel caso del Polo Nord nessuno tout court) erano giunti prima di loro. Franco Brevini, professore di Letteratura presso l'Università di Bergamo, studioso della cultura lombarda ma soprattutto alpinista ed esploratore, sa perfettamente qual è il fascino invincibile del Grande Nord, avendo compiuto diverse spedizioni in prima persona a quelle gelide latitudini, conosce "(...) quel senso di assoluta libertà dello spirito; quell'allontanamento da ogni cura di cose materiali; quel perdere valore di idee, principi, sentimenti che sembrano essenziali e importanti nel mondo civile" di cui parlava il generale Umberto Nobile, primo a raggiungere il Polo Nord assieme al leggendario norvegese Roald Amundsen. Ma soprattutto sa come trasmettere al lettore l'attonita meraviglia e il misto di terrore e ammirazione che quel mare, quel ghiaccio, quelle rocce e quel cielo suscitano nel cuore degli uomini da sempre. Lo fa raccontando le vicende dei vari esploratori/viaggiatori italiani dei quali questo prezioso volume ripercorre le avventure - e lo fa ancor di più scegliendo i brani più suggestivi delle opere esaminate, dando vita a un'antologia commentata, annotata e approfondita che davvero non può mancare (mi si perdoni la formula trita e ritrita, qui però da interpretare alla lettera) nella biblioteca di qualsiasi appassionato di libri sulle esplorazioni polari. Ovvio che i capitoli dedicati alle imprese della Stella Polare o del Norge o alla tragedia dell dirigibile Italia siano i più avvincenti, ma le pagine di Giuseppe Acerbi sugli usi e costumi degli abitanti della Lapponia piuttosto che l'epopea strum und drang del giovane Vittorio Alfieri nella Svezia "ferrigna ed animosa e parca" o il proseggiare quasi dannunziano di Beonio Brocchieri con le sue "(...) masse d'acciaio vergine scheggiate dalla folgore" - oltre che essere meno conosciute e quindi più sorprendenti - sono davvero una delizia.

 

 

 

 
 
 
 
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