La signora canta il blues

La storia di Eleonora Fagan, costretta da subito a fare in conti con una società ostile e razzista, diventata grazie alla sua voce Lady Day, una delle più grandi interpreti del jazz di tutti i tempi. Dietro i suoi successi c’è una storia personale dolorosa e sofferta, che ha affrontato a testa alta, con quella dignità che l’ha sempre contraddistinta, sin dai i tempi in cui puliva gli scalini dei “bianchi” ricchi per racimolare qualche soldo per aiutare sua madre.
Anche se in passato ha subito numerose smentite e critiche, questa semi-autobiografia (scritta con il contributo di William Dufty) si legge con estremo piacere. Le vicende personali attraverso le quali è passata Billie Holiday commuovono, fanno sorridere o, comunque, provare un’emozione al lettore, sedotto dalla forza di volontà di una donna che ha superato le iniquità razziali, la prigione, la dipendenza agli stupefacenti, i processi pieni di pregiudizi e la violenza maschile: eventi che non hanno evitato di lasciare crepe nel suo animo. La schiettezza del linguaggio usato e il ritmo sostenuto (in una sola parola, lo swing) della narrazione non fanno che rendere più godibile questo libro, utile spaccato della follia segregazionista che regnava in quegli anni negli Stati Uniti.

 

 

 
 
 
 
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