La signora di Ellis Island

La signora di Ellis Island
È il 1902, e gli Stati Uniti sono l’unica speranza che resta a molti italiani per guadagnarsi una vita più dignitosa e scampare alla miseria. Su una delle tanti navi in partenza per la “Merica” c’è anche Giuseppe, ventunenne calabrese primogenito di una famiglia di mezzadri molto povera. L’ultima notte di viaggio viene colto da un attacco di favismo e così si presenta alla visita medica a Ellis Island febbricitante: i medici lo bollano come non idoneo al lavoro e lo isolano, in attesa di rimpatriarlo. Disperato, Giuseppe vede i suoi amici passare l’esame quando una donna misteriosa con un bambino in braccio gli si para davanti: lo prende per mano e lo conduce attraverso un passaggio fuori dalla zona d’isolamento, permettendogli così di entrare negli Stati Uniti. Convinto d’essere stato graziato dalla Madonna del Carmine, il ragazzo lavora per cinque lunghi anni in miniera e in fonderia, spaccandosi la schiena insieme ai suoi compagni di sventura. Le condizioni disumane nelle gallerie sotterranee si porteranno via molte vite: Giuseppe riuscirà più volte a scampare agli incidenti mortali e si persuaderà sempre di più di essere protetto da una mano divina. Sarà questa convinzione a condizionare tutte le sue scelte: la decisione di tornare in Italia nonostante sia innamorato di una ragazza americana, di sposare una compaesana e mettere su famiglia, di consacrare uno dei figli alla chiesa. Così quando il suo primogenito, Saverio, si rifiuta d’entrare in seminario tocca al minore, Ciccio, prenderne il posto, mentre il fratello va a seguire la sua inquietudine altrove, fino ad imbarcarsi per l’Africa…
Con uno stile coinvolgente, Gangemi srotola in un libro corposo e ricco una saga familiare e contadina dal sapore quasi ottocentesco: le vicende dei figli di Giuseppe s’intrecciano, dando vita a tante sottotrame che raccontano e rispecchiano cinquant’anni di storia italiana. Dall’avvento del fascismo all’avventura coloniale, dall’attaccamento ancestrale alla terra fino alle pratiche di magia popolare, il romanzo è un vero viaggio nella storia del costume italiano. Nell’epopea di questa famiglia calabrese, possiamo ritrovare tutta la storia dolorosa dell’Italia contadina, che lottava per far sopravvivere i propri bambini e dar loro un futuro diverso, senza le privazioni e le sofferenze di chi dipende dalla terra. Un libro che, nonostante sia un po’ dispersivo, riesce a coinvolgere continuamente, grazie alla vividezza dei personaggi messi in campo, che sanno commuovere e far riflettere, a cui si finisce per voler bene come se fossimo anche noi gente di famiglia.

 

 

 

 
 
 
 
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