La signora nel furgone

La signora nel furgone

Gloucester Crescent, Camden Town, Londra, esterno del civico n°23, anni settanta. Miss Shepherd è allarmata: un serpente, lungo e grigio, poco prima gli stava strisciando contro con fare minaccioso. Non è sicura, ma probabilmente si tratta di un boa constrictor. E puntava proprio lei, o meglio, il suo furgone, su questo l’eccentrica signora non ha dubbi, come sul fatto che fosse stato un serpente velenoso. Mr. Bennett è basito, come quasi ogni volta che Miss Shepherd apre bocca: fortunatamente anche lei non ritiene doveroso informare le forze dell’ordine, come fa spesso non appena qualcosa la disturba, specie quando fa buio e specie se sono bambini o ragazzi in vena di baldorie notturne. Mr. Bennett fa spallucce, ormai è abituato alle stranezze della sua...vicina? coinquilina? Come si può definire una signora che abita all’interno di un furgone nel proprio giardino privato? In effetti, il rapporto che lega Mr. Bennett e Miss Shepherd è complicato, senza regole fisse: la signora, di indubbia cultura ma francamente un po’ suonata, non smette di stupire il noto regista e scrittore, sia con le sue pretese di utilizzare a spot il suo bagno che di diventare protagonista di un format televisivo o radiofonico. E cosa stupisce di più gli ospiti di Bennett e i suoi vicini: gli odori che provengono dal furgone o l’aspetto bizzarro di questa donnona di un metro e ottanta che si veste con gonne lunghe ottenute da stracci per la cucina legati fra loro, che vende matite ‒ le migliori al mondo ‒ e che ha una forte predilezione per il giallo? Chissà come mai Bennett si è preso questo impegno o ha avuto questo moto di generosità. Chissà se si tratta davvero di generosità o semplicemente è un modo per placare i propri sensi di colpa...

Questa nuova edizione de La signora nel furgonee le sue conseguenze ci regala non solo il testo originale del romanzo, già edito da Adelphi nel 2003, ma anche la sceneggiatura del film che poi ne è stato tratto con gli attori Alex Jannings nei panni di Alan Bennett e Maggie Smith nello strepitoso ruolo di Miss Shepherd: inoltre, possiamo godere di una bella e corposa prefazione dello stesso regista del lungometraggio, Nicholas Hytner e di una introduzione, corredata da pagine di diario, dello stesso Bennett. Un ottimo regalo, quindi, questo di Adelphi che ci permette di vedere da diversi punti di vista uno stesso soggetto, non annoiando ma, anzi, mantenendo desta l’attenzione del lettore che non potrà non apprezzare l’ironia dello scrittore, attore e drammaturgo britannico. Alcune frasi sono davvero di spirito e non ve le dimenticherete facilmente, così come il dubbio che permea tutto il libro e sul quale non si riesce a trovare una soluzione: davvero come ha affermato William Hazlitt, scrittore e saggista inglese di inizio ottocento, “la generosità, o quella che spesso vien considerata tale, è la più egoistica fra le virtù: nove volte su dieci deriva meramente da un’indole neghittosa”? Non lo so, sta di fatto che aver ospitato una senzatetto nel proprio giardino mi sembra un atto davvero di grandissima onestà e civiltà e, anche se tale convivenza non è stata una reale prova di altruismo, non si può non ringraziare Alan Bennett per averci fatto conoscere la curiosa e commovente personalità di Miss Shepherd.



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