La signorina Cormon

La signorina Cormon

Il cavaliere di Valois, di Alençon, era “un vecchio gentiluomo, lungo, secco e senza beni di fortuna”. Amato per i suoi modi raffinati e per i suoi interventi arguti alle discussioni. Il suo tratto distintivo consisteva nell'estrarre - con un movimento teatrale, in momenti strategici - una vecchia ed adorata tabacchiera con inciso il ritratto della bellissima principessa Goritza, che il cavaliere poi contemplava con visibile emozione. Curatissimo nell'aspetto fisico così come nella biancheria - era in affitto presso la più richiesta lavandaia del paese - nonostante la povertà, era invitato ad ogni ricevimento di Alençon. Qui incontrava un altro assiduo frequentatore dei salotti del paese: du Bousquier, che “appariva come un ragazzo di trentasei anni, di altezza media, rotondo come un fornitore” e perfetta antitesi del cavaliere, per modi, ideali politici e fisicità. Cosa legava così profondamente i due principali personaggi della società di Alençon? Ma la signorina Cormon, ovviamente...

Brillante, intelligente ed ironico romanzo, sorprendentemente pubblicato solo quest'anno per la prima volta in Italia. Trama esile, quasi inesistente: l'autore si (e ci) diverte a renderci partecipi di tutti i pettegolezzi di una città, rivelandoci a poco a poco chi sta con chi, chi vorrebbe stare con chi e cosa accade all'interno delle camere da letto di ognuno. Linguaggio con continui riferimenti sessuali, neppure troppo velati, a volte persi nella traduzione ma che le numerose note a fine testo saggiamente ci rivelano. Argomenti scottanti, almeno per l'epoca, tra cui il desiderio femminile ed un personaggio indimenticabile, quello della signorina Cormon. Tutto questo è anche chiaramente analizzato nella bella postfazione di Pierluigi Pellini, Professore di Letterature comparate a Siena, il quale riporta un altro motivo per apprezzare quest'opera: “è infatti il primo roman-feuilleton o, più precisamente il primo romanzo pubblicato a puntate su un quotidiano politico francese, per geniale iniziativa di Émile de Girardin, direttore della «Presse»”.



 

 

 

 
 
 
 

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