La sindrome dell’ira di Dio

La sindrome dell’ira di Dio
L’agenzia di Nicole Smith detta Thatcher riceve una chiamata da un cliente non convenzionale che vorrebbe fissare, per le 19, un incontro altrettanto particolare con una cortigiana abituata a cose forti. L’unica escort dell’agenzia che risponde ai parametri della richiesta è Liebe Wallace, appassionata di gialli e detective, dedita ai soli incontri con freak, borderline e disgraziati vari. Per Madame Magloire, una star richiestissima della tv britannica, Liebe è perfetta. A lei e solo a lei vuole confidare il suo segreto: il Quarto segreto di Fatima, e lo farà nel corso della sua ultima notte di vita. Liebe ha un segno particolare: le manca l’occhio sinistro. Rapita a otto anni, fu riconsegnata alla famiglia dopo altrettanti anni, senza l’occhio. Liebe non ricorda nulla del rapimento, né la famiglia riuscì mai a capire. Ma adesso ha ricevuto una lettera strana ornata da un cavallo a due teste: un certo Victor Lockwood, il mittente, le vuole rivelare la verità sulla faccenda dell’occhio. Victor vive nella Repubblica di Lockwood, una micronazione creata per la valorizzazione del Brutto e del Disadattato. L’incontro con Madame Magloire metterà Liebe a parte del Quarto segreto di Fatima, le farà scoprire La Cosa Strana nei suoi sogni, la proietterà verso la Repubblica di Lockwood poi in Texas a Whiteford dove i Normalissimi si difendono con crocifisso e fucili a canne mozze contro i Diversi poi nella nave Orgonia dove si fanno esperimenti sul particolare tipo di energia Orgone, tratto dalla plurima attività sessuale. Sull’Orgonia vive Victor Lockwood, in attesa della sua Ciclopina…
In circa duecento pagine Giovanni Di Iacovo imbastisce le rocambolesche avventure/indagini della sua escort “splendida e colta, ciclope retrocognitiva” in accumulo di deviazioni e stravaganze. L’autore si diverte, questo è certo. Al centro mette la rappresentazione (e il gusto per) di ibridazioni e innesti lisergici di vario genere: un circo, come la Repubblica Lockwood. C’è tanta fretta e molto ammiccamento nei confronti del lettore (il quale, talvolta, può uscirne innervosito). Un riempire spazi con tanto rumore può sì risultare ‘avvincente’, ma rischia di trascurare i personaggi, di farne ‘buffe’ comparse in un’affannosa ricerca dell’assurdo e del bizzarro dietro la quale l’autore sembra nascondersi a oltranza. Chissà che effetto farebbe fuori dal cartaceo, sulla piattaforma virtuale alla quale Di Iacovo ritorna spesso, con quelle tracce musicali consigliate a inizio capitolo a suonare di continuo. Forse ci sarebbe maggiore aderenza alla confusione della messinscena.

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