La sirena

La sirena
Torino, 1938. Paolo Corbera è un giovane giornalista, impegnato a dissipare le proprie energie tra l’impiego a “La Stampa” e le avventure galanti. Il giorno che due delle sue amanti scoprono il suo comportamento disinvolto e lo piantano entrambe, l’uomo comincia a passare il tempo libero e le serate in un caffè di via Po, “una specie di Ade popolato da esangui ombre”, ovvero professionisti in pensione, anime perse dietro le proprie solitudini. La sua attenzione è presto attirata da un uomo anziano, occupato tutto il tempo a fumare sigari toscani e a leggere le sue riviste sputando di tanto in tanto. Complice il Giornale di Sicilia che il giornalista porta spesso con sé, una sera il vecchio gli rivolge la parola. Presto Corbera scopre che l’uomo è un noto illustre classicista, il settantacinquenne Rosario La Ciura, originario come lui della Sicilia. Nonostante nei suoi discorsi il professore si mostri spesso sprezzante, come se possedesse un sapere (e non solo accademico) negato a tutti gli altri uomini, i due entrano in una certa confidenza. Al punto che, alla vigilia di un viaggio importante, La Ciura decide di raccontare al suo giovane amico l’episodio più importante della sua vita, l’incontro che l’ha determinata così come l’ha vissuta, quello che segnerà il suo destino fino alla fine dei suoi giorni. La vera epifania che all’età di ventiquattro anni gli avrebbe mostrato l’essenza stessa della bellezza e dell’amore, scevra di ogni banale contaminazione umana…
Pubblicato postumo in una raccolta del 1961 da Feltrinelli, questo racconto lungo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa risale agli anni 1956-1957 ed è conosciuto anche con il titolo di Lighea, il nome che, pare, la moglie dello scrittore diede alla sirena di cui si parla nella storia. Si tratta di una vicenda nella quale il piano reale e quello fantastico si intrecciano circa a metà grazie a questa affascinante figura mitologica la cui origine si perde nella notte di tempi, archetipo femminile primordiale, simbolo contraddittorio di passione bestiale e divina, di amore e morte, di attrazione e terrore. Il racconto si pregia di un linguaggio assai evocativo che permette al lettore di ascoltare la risacca del mare, di gustare il sapore dei ricci appena pescati, di riempirsi gli occhi dei colori di una Sicilia quanto mai scintillante sotto il sole cocente dell’estate, di sentire lo scirocco bruciare la pelle. Scrittura raffinata ed elegante, ogni riga, pure, trasuda sensualità ed istinti, e si riveste di riferimenti colti alla Grecia classica. Questa versione in ebook è inserita nella nuovissima collana digitale Zoom di Feltrinelli, ma l’Editrice ne ha curato anche un’edizione cartacea corredata da CD nel quale è possibile ascoltare parte del racconto dalla viva voce dell’autore in una registrazione del 1957 avvenuta a palazzo Mazzarino. Una piccola perla.

 

 

 

 
 
 
 
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