La solitudine dell’assassino

La solitudine dell’assassino

Luca Rainer si lascia trasportare dagli eventi che lo portano nel carcere la Fortezza, di fronte al condannato per omicidio Carlo Malaguti. L’assassino ha ormai ottantuno anni e il sovraffollamento delle carceri favorisce la sua scarcerazione. Che ne sarà adesso di questo vecchio austero e carismatico, ex bibliotecario accusato di avere ucciso la sua amante in un eccesso di folle gelosia? Luca è un traduttore con una tranquilla carriera, che si ritrova ad accantonare i progetti in corso per offrire le proprie orecchie alle confidenze di Malaguti, così da scrivere un libro che ne raccolga le memorie. Persino la verità, se il vecchio vorrà narrarla. L’incontro tra i due è forse un segno del destino, infatti a difendere Malaguti durante il processo che si è svolto vent’anni prima è stata la madre di Luca, avvocatessa infelice e nevrotica che ha dovuto fare i conti con la reticenza del suo cliente. Quando il vecchio lascia il carcere e torna nella sua casa, il rapporto tra i due uomini ha ormai iniziato a sviluppare radici, diffidenza e dipendenza si mescolano. Nelle parole che Malaguti si lascia sfuggire ogni giorno, quasi con noncuranza, affiorano fatti che sono ben lontani da ciò che Luca ha letto negli atti del processo e il desiderio di saperne di più si fa intenso. A vincolarlo all’ex carcerato inoltre è la consapevolezza, via via più forte, che abbia visto un lato di sua madre a Luca sconosciuto e, ora che la donna è morta, mettendo insieme tutti i tasselli anche le ombre che ne hanno minato l’affetto e la stima distruggendo il loro legame potranno essere dissipate…

Una proficua produzione letteraria e numerosi Premi, tra cui l’Andersen per Quando ai Veneziani crebbe la coda del 1989 e il Super Campiello per il romanzo Non tutti i bastardi sono di Vienna del 2010, arricchiscono la biografia di Andrea Molesini. Traduttore, poeta, autore di fiabe e romanzi, poliedrico e con innegabili doti narrative nel tratteggiare ambienti e personaggi, come è evidente in questo romanzo in cui l’esistenza di un uomo ormai anziano dopo l’ergastolo per omicidio è lo strumento attraverso cui raccontare le dinamiche della vita carceraria, la paura che si prova oltre le sbarre, quando riprendere il controllo di una vita e di una libertà ormai dimenticate sembra più terribile dello stare dentro una cella. Il rapporto tra due uomini di generazioni diverse, il più giovane Luca viene spesso definito “viziato” dall’ex galeotto, che al contrario manifesta sia negli atteggiamenti che nel linguaggio una saggezza e una consapevolezza frutto di difficili esperienze. Carlo Malaguti a tratti concede rivelazioni sul delitto di cui è accusato, quasi volesse trattenere Rainer nella propria vita attraverso la curiosità e il desiderio di scoprire la verità, ma è generoso nel raccontare gli anni della guerra, la sua giovinezza, i peccati del passato e nell’arricchire le conversazioni con aneddoti storici. Lo scrittore inizialmente scettico in merito all’opportunità di scrivere un libro sull’assassino, viene sollecitato dalla direttrice della Fortezza e si lascia trascinare dal carisma dell’uomo: “Ero stato invitato da una signora che non conoscevo a scrivere di un uomo che non conoscevo: ancora una volta la vita aveva deciso per me”. Un percorso che servirà a entrambi per ritrovare sé stessi.



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