La solitudine di Thomas Cave

La solitudine di Thomas Cave
Fine di agosto del 1616. Il marinaio inglese Thomas Cave guarda dalla riva di un’isola disabitata e senza nome dell’arcipelago delle Svalbard, nel mare Glaciale Artico, la baleniera Heartsease che si allontana verso l’orizzonte. Su quella nave ha lavorato fino al giorno prima, cacciando balene e foche nella breve stagione nella quale quelle acque sono libere dai ghiacci. Ora è solo, e solo rimarrà per quasi un anno, cercando di sopravvivere al terribile inverno polare in compagnia del suo violino e dei suoi pensieri. Per scelta. All’origine di tutto - sembra incredibile ora - una discussione attorno al fuoco: un marinaio aveva raccontato di un olandese conosciuto in qualche taverna europea che si vantava di aver passato un anno intero assieme ad alcuni compagni nell’isola di Jan Mayen, poco più a sud di là, sotto una barca rovesciata, e di essere l’unico sopravvissuto. Il comandante in seconda Carnock si era fatto beffe del marinaio, dandogli del bugiardo e affermando seccamente che si trattava niente più che di una favola. Per difenderlo – dopo un vivace battibecco con Carnock - Cave aveva accettato la sfida di rimanere autunno, inverno e primavera da solo in quella gelida e buia isola spazzata da venti impetuosi. E adesso la sua casa – e forse la sua tomba – sarà una piccola cabina stipata all’inverosimile di provviste e con una stufa al centro: la prima missione di Thomas, una missione dalla quale dipende la sua salvezza dal letale scorbuto, è procurarsi vegetali freschi da conservare per i prossimi mesi…
Il bellissimo romanzo d’esordio della saggista Georgina Harding è ispirato a un passaggio del giornale di bordo del marinaio islandese del XVII secolo Jon Olafsson, nel quale si accenna a un inglese rimasto volontariamente ad affrontare l’inverno artico per scommessa, ma questa vicenda (che peraltro occupa solo la prima metà del libro) è solo il pretesto per un’allegoria esistenziale. Quello di Cave è un vero e proprio percorso iniziatico che lo trasforma innanzitutto come essere umano (facendogli comprendere fino in fondo il dolore per la morte di parto della giovane moglie, facendolo riflettere sulla condizione femminile) e poi diremmo quasi ideologicamente (donandogli una coscienza ecologista e animalista ante litteram che gli mostra la crudeltà e la superbia umana, proprio a lui protagonista di una impresa che puzza di ὕβρις lontano un miglio). Il Thomas Cave che torna al mondo dopo la terribile esperienza artica è un altro Thomas Cave: il marinaio taciturno ha lasciato il posto al filosofo, l’uomo pragmatico è diventato una sorta di guaritore-guru, il rude uomo di fatica ha acquisito una sorta di consapevolezza della sua fragilità umana e una empatia che gli donano un che di femminile. Si potrebbe obiettare che si tratta di temi troppo moderni per essere credibili se inseriti nella storia di un baleniere del Seicento, ma la classe minimalista della Harding sa ovviare a questa apparente discrepanza rendendo tutto molto lineare e naturale, privo di forzature.

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