La somma dei giorni

La somma dei giorni
L’8 gennaio non è una data qualunque, almeno non per Isabel Allende. Anzi, per lei è proprio un giorno speciale, uno di quelli che sarebbero stampati in rosso se ciascuno di noi avesse in dotazione un calendario personalizzato, in cui aggiungere alle feste comandate le proprie celebrazioni (fauste o infauste che siano). Così, per Isabel Allende, l’8 gennaio coincide con l’inizio di un viaggio, anche se molto particolare – è così da venticinque anni: questione di superstizione più che di svizzera precisione. Non le servono, però, scarpe comode o biglietti aerei, camere d’albergo e guide turistiche, ma giusto qualche passo per entrare in una casetta/tana e lasciare fuori il resto del mondo. Meno tre, meno due, meno uno: tutti a bordo, si parte per un nuovo romanzo… Un’avventura inebriante per chi ne è l’artefice, un po’ meno per chi ne diventa il “materiale” (in questo caso l’amato secondo marito Willie e l’intero, variopinto, clan che la Allende ha tenacemente raggruppato attorno a sé, in California). Eh già, provate a immaginare di avere in famiglia una prolifica romanziera, una madre/nonna/moglie che non si lascia scappare neppure una minuzia che possa diventare materiale narrativo: i più permalosi potrebbero come minimo prendersela nel riconoscere i propri panni sporchi sventolare ai quattro venti. Così, alla suddetta scrittrice non resta che chiedere il consenso agli involontari personaggi della sua nuova fatica, tanto per evitare i musi lunghi che le autobiografie non camuffate portano con sé...
“Tutte le vite – ha scritto Isabel Allende – possono essere raccontate come un romanzo”. Parole sacrosante. Ognuno di noi è passato attraverso gioie e cataclismi, ha visto il Destino nelle sue due facce – quella gloriosa e quella mostruosa –, è avvampato di gioia ed è affogato nel pianto. Più raro è avere la capacità di raccontarle, queste vite, evitando l’inerzia della mera sbrodolatura autobiografica, facendone qualcosa di vivo e toccante per tutti, non solo per chi le ha vissute. A far la differenza, oltre alla profondità dello sguardo, è senz’altro quell’insieme di qualità che assommate determinano ciò che può definirsi, sinteticamente, “stile”. Nel caso de La somma dei giorni – romanzo-diario che è quasi una lettera aperta all’amatissima figlia Paula, un modo per renderla partecipe di una storia famigliare da cui la morte l’ha esclusa –, una scrittura morbida e avvolgente, che si adatta, docile, a sprofondare nel dolore ma che sa anche impennarsi ed esplodere in sorprendenti zampilli di ironia. E non è questo montaggio tonale, in fondo, a dare il ritmo – più o meno bizzarro, più o meno destabilizzante – alle nostre esistenze?

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER