La sposa bambina

La sposa bambina
Fine Ottocento. A dieci anni Sivakami, per volere dei genitori, sposa Hanumarathnam, famoso guaritore e fine interprete di oroscopi, oltre che proprietario terriero. È questa, secondo il rito indù, l’unione spirituale a cui seguirà, all’apparire del ciclo, quella carnale. Fino a quel momento la bambina vivrà in seno alla sua famiglia. Nonostante sia stato combinato, il matrimonio si rivela felice e carico d’amore, coronato dalla nascita di due figli: la misteriosa Thangam e lo scontroso Vairum. Le difficoltà iniziano con la morte prematura del marito. Da una parte, Sivakami deve rispettare il rigido codice della casta brahmanica a cui appartiene, che prevede per la vedovanza regole assai severe come radersi completamente la testa, non avere contatti con persone di sesso maschile, non toccare nessuno - nemmeno i figli! - dal mattino alla sera. Dall’altra, deve amministrare il patrimonio e tirare su la prole, cosa non facile per una donna brahmana sola nell’India del primo ‘900. Sarà una mamma premurosa e avveduta, anche a costo di prendere decisioni difficili, come quella di andare ad abitare nella casa del marito, lontana dai genitori e dai fratelli, per affermare la propria autonomia d’azione e per il bene dei figli. In un arco di tempo di sessant’anni Sivakami vive le gioie e i dolori della sua famiglia: il matrimonio sfortunato di Thangam, il successo professionale di Vairum, le nascite dei nipoti, le morti delle persone care. Ma deve anche, inevitabilmente, confrontarsi con le vicende di un’India che, tra molte contraddizioni, cerca di superare il colonialismo inglese e gli arcaici pregiudizi di casta…
Padma Viswanathan, scrittrice canadese di origine indiana, per questo brillante esordio sceglie lo schema tradizionale della saga familiare, partendo da alcune storie sentite dalla nonna, poi rielaborate sul piano della fantasia. Procede in modo lineare, seguendo il racconto cronologico (si va dal 1896 al 1958) e tenendo ben presente le modalità dl romanzo classico. Per quanto la narrazione sia molto realistica, specie nelle minuziose descrizioni dei rituali brahmanici quando sfiora quasi il documentarismo, non perde mai di vista la centralità del plot, raccontando in modo avvincente e partecipato fatti e sentimenti. Tutta la storia ruota attorno a Sivakami e alla casa di Cholapatti del marito. Entrambe svolgono una funzione centripeta: i vari personaggi partono da loro e a loro ritornano. L’altra grande protagonista è l’India, divisa tra tradizione e modernità, la prima incarnata da Sivakami, fedele alla logica arcaica delle caste, l’altra dal figlio Vairum, sostenitore dell’uguaglianza sociale e del progresso politico ed economico della sua terra. Da questo scontro nascono inquietudini e tensioni private, ma nascerà pure la grande nazione asiatica odierna. Apparentemente La sposa bambina potrebbe sembrare un’opera d’antan, superata dallo sperimentalismo postmoderno degli ultimi decenni. Si segnala invece per la forza e la capacità di raccontare dell’autrice, che mostra di sapere che cosa sia una storia e soprattutto come vada rappresentata. Sicuramente Padma Viswanathan con questo libro rinnova e conferma la validità di quella letteratura anglo-indiana che da V.S. Naipaul in poi ha finito per diventare un “genere” a tutti gli effetti.

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