La sposa era vestita di bianco

La sposa era vestita di bianco

Grazie alle “indagini” di Laurie Moran, produttrice televisiva del programma televisivo “Under suspicion” su un vecchio caso, è stato finalmente catturato l’uomo che un paio di anni prima, sotto gli occhi del figlio di tre anni, ha ucciso suo marito dicendo al bambino che poi sarebbe toccato a lui e alla sua mamma. Con l’aiuto del padre, poliziotto in pensione, del tempo e forse di un nuovo amore, quel trauma e le sue conseguenze stanno finalmente sparendo. Il programma si occupa di indagare su casi irrisolti, perlopiù sparizioni. Ed è esattamente per una scomparsa che Sandra Pierce chiede l’aiuto di Laurie. Cinque anni prima Amanda è scomparsa la sera prima delle nozze dal lussuoso albergo dove avrebbe dovuto svolgersi la cerimonia. La ragazza non è mai più riapparsa né morta né viva, lasciando che il dolore e l’incertezza macerassero i suoi familiari e i sospetti, mai concretizzati in accuse, si addensassero sul promesso sposo, Jeff Hunter, beneficiario di un testamento che lo vedrebbe, qualora Amanda fosse dichiarata morta, proprietario di qualcosa come due milioni di dollari. In sovrappiù, a poco più di un anno dalla scomparsa, lui ha sposato la migliore amica della mancata sposa, Meghan White. Una volta avuto l’ok alla realizzazione dello show, Laurie comincia il lavoro di preparazione contattando tutti gli involontari protagonisti e stabilendo che lo spettacolo verrà registrato proprio nell’albergo in cui si sono svolti i fatti, il Grand Victoria Hotel, un posto che per lei ha un significato del tutto particolare…

Una coppia davvero interessante quella formata dalla Higgins Clark, autrice che vanta oltre 40 titoli da sola, nessuno dei quali fuori catalogo (il che spiega bene cosa sia un bestseller) e Alafair Burke, anche lei autrice da classifica. Se è vero che le vendite non sono ovviamente indice di qualità, nello specifico, quantità e qualità sono assolutamente sinonimi. La Clark, signora più vicina ai 90 che agli 80, dopo aver scritto da sola e con la figlia ha inaugurato questa “nuova” collaborazione. Il romanzo è godibile, anche perché gli stili delle due sono simili e si integrano in maniera del tutto armonica: niente splatter, niente violenza gratuita ma un intreccio congegnato alla perfezione. Gialli senza implicazioni psicologiche – cioè il minimo indispensabile – ma con trame che reggono, gli indizi sono lì a portata di ogni lettore ma a mio parere, vuoi perché le storie sono affascinanti, vuoi perché il mestiere si sente, viene voglia di lasciarsi trasportare senza troppo preoccuparsi di capire chi sarà il colpevole. La caratteristica che suppongo assolutamente voluta e caratterizzante per il lettore, è che il lieto fine, la cattura del cattivo è praticamente sempre garantita. Insomma un romanzo di assoluto relax con quel tanto di suspense che ci vuole. La serie di “Under suspicion” è ormai al quinto capitolo anche se tradotti e pubblicati da Sperling & Kupfer in Italia ce ne sono solo tre, compreso questo.



 

 

 

 
 
 
 

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