La stagione del ritorno

La stagione del ritorno

È inoltrandosi lungo il Grigiofiume che Bellfil Oròfil si imbatte nel vecchio manoscritto di pergamena: La stagione del ritorno è il suo titolo, e gli episodi narrati appartengono a un tempo lontano che la storia ha sepolto nella memoria dei popoli. Racconta di luoghi dimenticati oltre il Mare di Vetro e di una sanguinosa guerra, quando Liriani e Galeniani hanno combattuto gli uni contro gli altri. Sotto l’oscura influenza di Wòrmor - la gelida ombra al servizio di Hauros, signore del male - due eserciti sono in lotta e non si danno tregua, un re giusto è stato spodestato e un uomo retto sembra perduto per sempre. Tocca a Glirien capitano liriano, assolvere a una dura missione e riportare la luce sulle terre d’oriente, lui guidato dal mago Wisenard e accompagnato da un discendente di re, ha nelle sue vene il sangue degli Elfi. Glirien è un Oròfil, ma forse neppure questo basterà a risvegliare il potere di Selènit e sconfiggere l’ombra…

Terre lontane, impavidi eroi pronti a sacrificarsi per il bene comune, magia di luce e d’ombra in uno scontro leggendario. Un “high fantasy” in piena regola, popolato d’uomini dal cuore nero, mostruosi Hurk che divorano carne umana e in mezzo uno sparuto gruppo di giovani che combatte il male più assoluto con la forza della speranza. È per salvare l’amico Efi che Glirien inizia il suo viaggio attraverso il dolore e la morte, Efi costretto a servire Wòrmor, combattuto tra nobili sentimenti e istinti efferati. La notte si fa sempre più scura ma finché Sèlenit, dono degli Elfi, esiste, c’è ancora luce. Come non pensare a Tolkien e alle peripezie vissute da Frodo nella Terra di Mezzo? Trama e assonanze (Sauron/Hauros) ce lo ricordano in più occasioni, del resto è la Di Bartolo ha rivelare il debito nei confronti del maestro britannico, lei che affascinata da Il Signore degli Anelli - letto un’estate di molti anni fa -, ha intrapreso dal 2008 il cammino nella narrativa fantastica. La stagione del ritorno è il suo primo romanzo, ci si mette un po’ ad affezionarsi ai suoi personaggi ma poi si viaggia al loro fianco e si spera nel lieto fine trattenendo il fiato. Una scrittura di spessore, capace di dare sostanza alla materia fantastica, non adatta al lettore frettoloso in cerca di batticuore e prodigiose magie, ma piuttosto a quello paziente, amante di epici racconti difficili da dimenticare.



 

 

 

 
 
 
 

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