La stagione del sangue

La stagione del sangue
È il 1972 quando nella piccola città norvegese di Sandefjord accadono una serie di fatti inquietanti. Il figlio dell’uomo più ricco della città decide di sposarsi ma la sua futura moglie ha già due figli. Non sarebbe un problema, se l’irremovibile genitore non avesse posto un veto sul suo matrimonio: solo donne senza figli. La giovane donna decide allora di mandare i suoi piccoli in Australia, da alcuni parenti del marito, così che il matrimonio possa celebrarsi senza intoppi. Quando la loro mamma cerca di mettersi in contatto con loro scopre che i parenti australiani non esistono, i suoi figli sembrano spariti nel nulla. Appena un anno dopo la neosposa muore in un incidente, in circostanze sospette. Intanto a chilometri di distanza due bambini soli e sperduti imparano cosa sia la paura, l’espiazione fin dall’infanzia. Il più grande cerca rifugio nella natura, si copre di piume, pensa di essere una civetta: così lo trova la sua sorellina nella baita delle punizioni, coperto di piume, un topo in bocca e lo sguardo rapace, folle, fuori dal mondo. Quarant’anni dopo il botanico Tom Petterson, mentre sta eseguendo una ricerca in un bosco non lontano da Oslo alla ricerca della rara melissa di Ruysich, si trova davanti una scena terrificante. C’è una ragazza stesa a terra, le braccia e le gambe in una posizione innaturale, è circondata da candele che formano un pentacolo. Ha una parrucca in testa, è nuda e livida, è morta. Il caso viene affidato alla squadra omicidi di Oslo, all’esperto detective Holger Munch…

La stagione del sangue è l’inquietante secondo capitolo della trilogia che vede protagonisti gli ispettori Mia Kruger e il suo capo Holger Munch, dopo il successo de La stagione degli innocenti. Il ritmo incalzante della narrazione e i continui colpi di scena, dosati con maestria e supportati da un universo di personaggi che ruotano intorno alle indagini per confondere il lettore e lasciarlo con il fiato sospeso fino al finale, lo rendono un ottimo thriller per gli amanti del genere, non solo made in Scandinavia. Come la maggior parte dei gialli nordeuropei, le vicende personali della Squadra omicidi sono ben presenti e fanno da cornice alla storia, mentre il cuore della narrazione è incentrato su una crudele storia di rapimenti e sevizie, in cui si mescolano riti con candele e stelle a cinque punte, maschere zoomorfe e torture che costringono le vittime a vivere in uno spazio angusto, a girare su una ruota simile a quella dei criceti per chiedere al proprio aguzzino acqua, luce o cibo, che arriva sotto forma di croccantini per gatti. La parte più oscura del racconto rivela un business in cui facoltosi miliardari pagano milioni di dollari per sintonizzarsi con un server segreto, per spiare nel buio “l’eletta”. L’approfondimento psicologico dei personaggi parte dal passato, così che nessuno è del tutto innocente e tutti potrebbero nascondere il segreto risolutivo del caso, come una chiave di volta: proprio questo procedere in equilibrio fra la razionalità dell’indagine e le problematiche interiori di ogni personaggio è ciò che rende il libro tanto avvincente. I particolari sadici sono abbandonati quasi del tutto in favore dell’intreccio, una scelta stilistica che fa del libro una lettura adatta anche ai lettori emotivi.

 

 

 

 
 
 
 

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