La stagione della migrazione al nord

La stagione della migrazione al nord
Mustafà Said è un enigma. Si è impiantato da qualche tempo in questo  imprecisato villaggio sperduto sulle rive del Nilo, nell'immenso Sudan, ma nessuno conosce il suo passato. Ha messo su famiglia, lavora e rispetta i vicini, ma resta un dilemma. Ha sicuramente un notevole bagaglio di esperienze pregresse che si trascina come un fardello, ma nessuno sa, nessuno chiede, neanche il nonno della voce narrante, che non si presenta mai e non ha nome e che è appena rientrato dall'Inghilterra, dopo sette lunghi anni di studio della poesia inglese, che da questi parti è malvista a prescindere, anche se nessuno la legge o l'ha mai ascoltata. Non ha nome, chi ci parla, ma non conta, tutti lo conoscono e lo rispettano. Finalmente tra i propri cari, carezza con cura con lo sguardo quella terra che gli appartiene, quelle case a volte così semplici e povere, i frutti di una terra generosa solo quando può e la natura lo consente. Ma non tutto è rimasto uguale però. Mustafà incombe. Una presenza nuova e molto ingombrante, che da solo calamita tutte le attenzioni anche se apparentemente fa del tutto per sviarle. Eccolo questo glaciale, riservato, sorprendente Said, dal passato oscuro che subito risucchia ogni pensiero, ogni azione..
Si alternano racconti, come se si fosse in una comunità ancestrale, ognuno parla di un pezzo del passato, ma inevitabilmente torna in ballo lui, l’onnipresente Mustafà, anche quando muore improvvisamente e misteriosamente durante una benefica e straripante piena del Nilo “che non si vedeva da trent'anni almeno”. La morte non lo spegnerà. Tornerà, negli incubi della voce narrante, nei racconti dei vari personaggi che prendono parola. L'alter ego a volte minaccioso, a volte semplicemente tenebroso del protagonista è la cartina di tornasole per parlare di ben altro, della realtà sudanese in superficie ed in maniera più profonda dell'eterno dilemma del rapporto fra Occidente e musulmani in generale, visto che anche Mustafà è stato a lungo in Inghilterra, da dove è dovuto poi scappare dopo aver scontato la condanna di sette anni per la reietta e efferata uccisione della moglie inglese. Con ciò che ne consegue nel dibattito acre e talvolta stantio del rapporto fra Islam e Cristianesimo. Altri personaggi si alternano nel romanzo ai due protagonisti e al nonno del narratore, ed ognuno si erge ad emblema di un comportamento nei riguardi della tradizione e della religione mussulmana, come il credente ma incorreggibile libertino Wadd er Reys oppure la sboccata, ribelle Bint Majudub, oppure la moglie poi vedova di Mustafà, la taciturna ed imprevedibile Hosna. Considerata una fra le più importati opere narrative in lingua araba del novecento La stagione della migrazione al nord è un'opera apparentemente semplice, anche per l'elementare e primordiale pattern, mentre invece nasconde i profondi flussi e riflussi, dissidi e conflitti vissuti da una popolazione che anela alla libertà ma che seppur libera non sa come svincolarsi dai pesanti vincoli che il colonialismo le ha lasciato. L'autore, Tayeb Salih,è tra i più noti africani musulmani sia tra lettori arabi che occidentali, avendo rappresentato per anni un'icona dell'autonomia artistica della lontana ed ancora sconosciuta Africa. 

 

 

 

 
 
 
 
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