La stagione delle prugne

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Estate del 1940, Camerun. Il giovane Pouka, dopo tre anni passati nella capitale Yaoundé a studiare, torna al villaggio natale di Edéa. Non è più “l’adolescente sempre incollato al cugino pugile, né il ragazzino affidato alla scuola della Missione”. L’hanno promosso scrivano-interprete e ora è un giovane elegante e serioso, molto diverso dal campagnolo che era. A suo padre M’Bangue – patriarca di Edéa, padre e nonno decine di volte, autorità indiscussa e temuto veggente – ha detto di essere tornato per cercare moglie, ma il vero motivo è un altro, apparentemente assurdo e quindi inconfessabile: Pouka vuole fondare un cenacolo poetico nella provincia africana. Ha diversi manoscritti nel cassetto ma è riuscito anche a pubblicare suoi versi su “Éveil camerounais” e “Gazette du Cameroun”, ha ricevuto “onorificenze da accademie d’oltremare e medaglie al merito poetico coloniale”: non si tratta del premio Goncourt, chiaro, ma per Edéa è comunque qualcosa di speciale, no? Il padre lo accoglie con una certa diffidenza, mentre il cugino pugile – il possente Hebga, tutto muscoli e treccine – se lo stringe al petto stritolandolo e lo accusa scherzosamente di essere diventato un bianco. Al bar di Mininga Puka incontra Um Nyobè, giovane scrivano come lui, che lo ha preceduto al villaggio di qualche giorno richiamato da un lutto familiare. Um Nyobè è sempre informato su tutto, e infatti agli amici d’infanzia riuniti al bar inizia a parlare di De Gaulle. Il generale – dal suo rifugio in Inghilterra – a quanto pare ha lanciato un appello alle forze francesi perché continuino a combattere contro i tedeschi invasori ovunque si trovino. Ma chi è questo De Gaulle? Nessuno tra loro lo sa, nemmeno lo stesso Um Nyombé, che pure è il più politicizzato. Sanno solo che il loro Camerun rimane sotto il dominio francese anche dopo l’attacco nazista, a quanto pare: a Yaoundé sono comparsi ritratti di Philippe Pétain, ma niente altro è cambiato. Pouka è annoiato da questi discorsi: ha una missione poetica, lui, non può perdere tempo con la politica e la guerra che infiamma l’Europa. Mentre gli amici parlano, si avvicina a Mininga, la maîtresse del bar, una donna che quando parla ad un cliente lo tratta come un amante, che ha “la leggerezza della forestiera, la spudoratezza di chi non conosce i tabù locali, li viola senza saperlo o se ne infischia”…

Le prugne del titolo sono in realtà safu (Dacryodes edulis), un frutto oleoso e saporito da mangiare cotto sulla brace o nella cenere. Nel pieno della stagione dei safu, la calda estate in cui il profumo di questi frutti invade le strade e le case, il giovane protagonista tenta l’impresa un po’ folle di portare la poesia in un piccolo villaggio del Camerun. Ma ad arrivare persino in quella remota regione è invece la tragedia della Seconda guerra mondiale: dopo la resa ai nazisti Charles De Gaulle è infatti fuggito a Londra, da dove sta coordinando gli sforzi dell’organizzazione “Francia libera” e, pur con mezzi limitati, tentando di ripristinare l’onore militare della Francia cominciando dal controllo delle sue colonie sparse nel mondo. In quest’ottica promuove Philippe Leclerc al grado di maggiore e lo invia in Africa Equatoriale Francese per assumere il controllo del Camerun (incarico che reggerà dal 29 agosto 1940 al 12 novembre 1940). Il romanzo di Patrice Nganang racconta proprio questa pagina di storia africana, ennesima ingerenza colonialista nel percorso politico e culturale del Camerun, tra bugie e illusioni. Dopo Mont Plaisant, secondo romanzo per la trilogia che lo scrittore, poeta e attivista politico ha deciso di dedicare alla storia del suo Paese, pressoché sconosciuta in Europa. Una storia in cui recita un ruolo da protagonista, oltre che da studioso e da letterato. Il 7 dicembre 2017 Nganang infatti è stato arrestato all’aeroporto di Douala dalla polizia camerunense mentre era in partenza per lo Zimbabwe a causa di alcune frasi minacciose e irriguardose nei confronti del discusso Presidente Paul Biya, al potere da più di trent’anni (lo scrittore, in preda alla rabbia dopo violenti scontri tra forze dell’ordine e manifestanti nella sua regione natale, aveva affermato in un post su Facebook che sparerebbe in testa a Biya e che sua moglie è una prostituta) e del contenuto di un articolo a sua firma apparso il giorno prima sul periodico “Jeune Afrique” in cui si denunciava il trattamento spesso violento riservato alla minoranza anglofona (il 20% della popolazione del Camerun), che da anni lotta per l’indipendenza dalla maggioranza francofona. Nganang è stato in seguito rilasciato, privato del passaporto camerunense ed espulso negli Usa, dove in realtà vive da qualche anno perché insegna Letterature comparate alla Stony Brook University di New York: “Per ora sono un camerunense in esilio. Sono stato espulso dal Paese in cui sono nato, l’ironia della situazione è lì. Ma appena finirà il regime di Paul Biya e ci sarà un governo degno di questo nome riavrò il mio passaporto”, ha dichiarato in una recente intervista al quotidiano “il manifesto”. Traiettoria politica e letteraria di Nganang vanno avanti di pari passo, e questo suggestivo La stagione delle prugne è una tappa importante di entrambe.

LEGGI L’INTERVISTA A PATRICE NGANANG



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