La stagione delle tempeste

La stagione delle tempeste
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Idr sta allungato sulla sabbia riscaldata dal sole. Aspetta la sua preda. Può fiutare a una grande distanza, perché deve nutrirsi. Perché ama uccidere. Le sue vibrisse e le grosse setole che compongono il suo corpo lo guidano. Le prede sono tre, un uomo, una donna e una bambina. Lo sente dai loro passi. Quando Geralt arriva ha la spada già sguainata, ma l’uomo è stato scagliato in alto dalla terribile creatura, atterra in un lago di sangue. Lo strigo non permetterà al mostro di uccidere ancora, né di fuggire. La sua spada si conficca sul cefalotorace, da cui fuoriesce un fiotto di sangue verdastro. Il mestiere dello strigo Geralt di Rivia è l’uccisore di mostri, la sua forza nota in tutti i territori. Idr è vinto, i popolani di nuovo al sicuro: lo strigo Geralt di Rivia può riscuotere il suo compenso. Un compenso che Albert Smulka, castaldo di corte, aumenta arbitrariamente. Far la cresta al Re, che idea pericolosa. Intanto il re di Kerack, Belohun, sta discutendo con l’unica maga della sua città, Lytta Neyd, detta Corallo per la sua chioma rossa. Quella maga esegue sulle donne pratiche proibite dalla legge: aborti. Il re è contrariato, fra qualche giorno dovrà sposarsi con la nuova giovane consorte (l’ennesima) e non vuole certo che lei lo lasci senza eredi. Prima di entrare in città Geralt è costretto a passare il corpo di guardia di Kerack. Tutte donne, ma molto forzute. Lo strigo non vuole certo soprassedere sui regolamenti interni (inoltre la torre di guardia puzza terribilmente di flatulenze), così lascia in custodia le sue preziose spade alle guardie, non senza sospetti. Appena finirà il compito per cui è stato contattato andrà via da quella città. Ma a quanto pare il destino è di tutt’altro avviso: neppure il tempo di assaporare il rombo al nero di seppia, orgoglio dell’osteria Natura Rerum, che tre individui arrivano alle sue spalle con una formula poco magica e molto minacciosa: “In nome della legge, vi dichiaro in arresto”…

La stagione delle tempeste, pubblicato per la prima volta in Polonia nel 2013 e recentemente tradotto in Italia da Editrice Nord, fa parte del ciclo di romanzi fantasy che hanno come protagonista lo strigo Geralt di Rivia, pur non avendo legami con la trama principale della saga, il cui epilogo è narrato nel romanzo La Signora del lago. Andrzej Sapkowski pubblica questo libro 14 anni dopo la fine delle vicende del Regno di Nilfgaard e sceglie di ambientarlo cronologicamente nell’epoca dei racconti che fanno parte della raccolta Il guardiano degli innocenti (Editrice Nord, 2010). Il romanzo è quindi privo di spoiler per chi ancora non ha letto la saga dello Strigo e può esser letto anche senza conoscere le vicende e i legami fra i personaggi perché l’autore ha portato avanti una trama coesa e autoconclusiva senza dar nulla per scontato. Lo stile è quello cui ci ha abituati Sapkowski; ironico, cinico e con passaggi che lasciano da parte la prosa aulica del fantasy classico per immergerci in un mondo in cui turpiloquio e battute prive di finezza colorano alla i dialoghi. Le vicende fantasy di Geralt di Rivia devono proprio all’incontro con uno stile moderno il loro successo (oltre che ai videogame cult The Witcher basati sui personaggi dei romanzi): non fatichiamo a immaginare le gare all’ultimo gas (intestinale) delle donne del Corpo di Guardia in ambientazioni più metropolitane, come un bar di periferia per camionisti. Così come subito riusciamo ad assimilare la droga chiamata fisstech alla cocaina. Le battute al vetriolo, le allusioni sessuali, i dialoghi fra Geralt e i suoi compagni di percorso non hanno nulla di cavalleresco. La storia d’amore fra Geralt e Corallo è un accidente. Eppure non è in discussione l’amore dell’autore per il genere fantastico, la capacità di dar vita a un immaginario onirico: fra giganti, gilde di maghi, demoni richiamati con la magia nera, volpi che riescono a mutare in donne (la temibile aguara) e leggende di navi inghiottite da gorghi stregati, La stagione delle tempeste si rivela una piacevole lettura fra inganni, misteri e azione. Il finale è forse un po’ sbrigativo rispetto al resto del libro e i capitoli somigliano a racconti, ma anche chi sospetta che la pubblicazione di vicende così lontane dalla saga, e più antiche, sia una scelta puramente commerciale, proprio mentre sfoglia le ultime pagine avrà la sensazione di sentire la voce dello strigo sussurrare “Il racconto continua. La storia non finisce mai”.



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