La stanza di ossidiana

La stanza di ossidiana

Constance Green ha deciso di tornare nei sotterranei dell’891 di Riverside Drive. Sono stati il suo mondo per tanti anni e sente che sono l’unico posto in cui può elaborare il lutto. Aloysius non tornerà più e lei deve farsene una ragione, anche se non sa proprio come potrà. Proctor, il “maggiordomo” che vigila e veglia sulla casa e i suoi abitanti, sta facendo di tutto per non perdere la speranza, la routine viene mantenuta e tutto deve continuare come se il padrone di casa dovesse tornare da un momento all’altro. La relativa tranquillità della casa è sconvolta da un fatto inaspettato: qualcuno, e Proctor non ha dubbi su chi è ‒ Diogenes, il fratello di Pendergast che crevano morto ‒ rapisce la donna. In un crescendo adrenalinico inizia la rincorsa, poco importa che quasi subito Proctor si renda conto che sta inseguendo un cadavere. Poco importa che il viaggio lo porti dall’America all’Europa e poi in Africa e qui da uno Stato all’altro, constatando di tappa in tappa che Diogenes ha previsto e pianificato tutto seminando ostacoli e trappole come in una vera battuta di caccia. Può finire tutto così? Aloysius Pendergast è scomparso nelle gelide acque del New England e il corpo di Costance da qualche parte fra deserto e savana nel Continente Nero, la vendetta è alla fine compiuta davvero?

Capita spesso a chi legge storie seriali di rimanere deluso, tenere la tensione alta del resto e inventarsi qualcosa di nuovo anno dopo anno è difficilissimo. La coppia Preston & Child ha già sorpreso i lettori, francamente il romanzo precedente poteva sembrare conclusivo, e invece ha ulteriormente alzato l’asticella. Un crescendo di adrenalina e colpi di scena che lasciano in apnea, l’attenzione di chi legge è talmente concentrata sulla vicenda che quando cambia il personaggio attorno a cui si svolge il racconto si rimane storditi a chiedersi come sia possibile non aver pensato a quella particolare situazione. L’agente speciale Pendergast forse non era imbattibile, il fratello Diogenes che si credeva morto non lo è, Costance che dall’inizio della saga è sempre stata dipinta come una figura al di sopra di ogni debolezza umana esprime prepotentemente in questo romanzo tutta la sua umanità. Altra novità di rilievo sono i sentimenti, l’amore in particolare, che qui diventa motore portante. La sensazione (ahimé) è che ci stia avviando ad una conclusione del ciclo, che nel giro di un paio di romanzi tutti i tasselli avranno trovato il loro posto nel puzzle e non ci sarà più nulla da dire: ma non facciamoci prendere dalla paura, i nostri eroi si inventeranno sicuramente qualcosa con cui stupirci ancora.



 

 

 
 
 
 

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