La stanza oscura

La stanza oscura
Rilke, antiquario gay, lavora in una casa d'aste di Glasgow. Viene contattato da una anziana signora che chiede che la casa dove viveva con suo fratello venga sgomberata, facendo una generosa offerta economica, ma ponendo tre condizioni: che lo sgombero avvenga in tempi brevissimi, che si garantisca la massima discrezione e che l'imponente collezione di libri pornografici ed erotici del fratello venga distrutta. Rilke si mette al lavoro, e scopre in un cassetto una busta con delle vecchie foto di torture sessuali ed omicidi ai danni di giovani donne. Le immagini cominciano a tormentarlo, e decide di indagare...
La definizione di thriller va stretta al romanzo d'esordio dell'inglese Louise Welsh, che "tradisce" la sua Londra per ambientare La stanza oscura in una inedita, notturna Glasgow: nessun effettaccio, ritmo compassato, focus più sull'interagire dei personaggi che sul dipanarsi del giallo. Non sembra un caso, per esempio, che il tormentato protagonista lavori in una casa d'aste, perché questo artificio narrativo permette alla Welsh di infarcire le sue descrizioni di riferimenti alla storia dell'arte, dell'arredamento e del design, fatto inusuale in libri del genere. Il look virato seppia e la malcelata ingenuità dell'autrice, che si approccia il tema della pornografia snuff con molta cautela e nessuna familiarità con la cultura BDSM e con il gusto gore o "estremo" in generale, potrebbero costituire una delusione per il lettore che si accosti a questo romanzo cercando sensazioni forti. Viceversa, questo approccio soft potrebbe intrigare e spingere verso il thriller lettori provenienti da altri bacini editoriali, in special modo di sesso femminile. Anche l'omosessualità dell'antiquario Rilke è descritta con un mix di vezzoso garbo (il suo rapporto con la affascinantissima collega Rose) e di morbosa curiosità (la nottata nel parco a cerca di avventure, l'amplesso con il ragazzo sconosciuto) lontana dai monocromatismi dei best-seller di genere. In definitiva, un noir ben scritto e non banale, ma (volutamente) un po' avaro di brividi.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER