La storia balorda

La storia balorda
Europa, 1938. Nella nota località termale tedesca di Baden-Baden si sta giocando un torneo di scacchi piuttosto rinomato. Due amici francesi, che ogni anno trascorrono un periodo di vacanze alle terme, si domandano timorosi cosa farà questo Hitler di cui molto si parla in quei giorni e a cosa porterà il recente atteggiamento della Germania nei confronti degli ebrei. Nello stesso periodo a Vienna i tedeschi celebrano l’annessione dell’Austria organizzando una partita di calcio mentre a Parigi, pochi mesi dopo, la nuova nazionale tedesca, formata volutamente da rappresentanti tedeschi e austriaci, disputerà i mondiali. L’Europa sembra restare in stallo fingendo di non vedere i segnali di guerra che dalla Germania partono verso le altre nazioni. L’Italia, si dice, come sempre cincischia, con quel Mussolini che non si capisce da che parte stia e nemmeno si capisce come Hitler possa dargli tanta importanza. La Francia, primo baluardo difensivo contro l’arroganza tedesca, confida sulla solidità della Linea Maginot e i commercianti europei più facoltosi, come il polacco Leopoldo Stablinski, preparano a Parigi un porto sicuro verso cui dirigersi e dal quale salpare per raggiungere l’Argentina se la situazione dovesse mai precipitare. Nel frattempo Bartali vince il giro di Francia, dimostrando ai tedeschi la forza, la resistenza e le capacità incredibili dell’uomo italico. Trentotto anni più tardi, dall’Argentina si parte (o si scompare) verso l’Europa, in un viaggio a ritroso per fuggire dalla dittatura di Jorge Rafael Videla. Tra coloro che rimangono in patria c’è anche Casimiro Stablinski, figlio di Leopoldo che, nella sua Rosario, attende l’arrivo della nazionale Argentina prossima a disputare un incontro nella sua città. Ma la riorganizzazione nazionale voluta dalla Giunta militare di Videla dispone che all’arrivo delle delegazioni Rosario venga ripulita dai possibili sovversivi che lì vi abitano e Casimiro, incolpevole e inconsapevole vittima dell’operazione, viene sequestrato e segregato per essere interrogato. I meccanismi politici e di potere entrano di prepotenza all’interno delle strutture sportive, imponendo senza mezzi termini risultati e atleti...
Questa, che chiameremo balorda, è la storia che da sempre studiamo a scuola e che ci sembra materia asettica e noiosa nel suo svolgersi in date e nomi. Ma tra le pieghe degli eventi, scavando a mani nude nelle vite dei protagonisti piccoli e grandi, ci si imbatte in milioni di aneddoti e vicende che, avvicinate le une alle altre, costituiscono una trama che si direbbe inverosimile. Invece, ci fu veramente chi fuggì dall’Europa per scampare all’epurazione spietata e lo fece con mezzi di fortuna oppure con studiati meccanismi clandestini architettati alle spalle persino della famiglia. E ci fu veramente chi tramò perché un evento sportivo risuonasse ridondante come solo avrebbe potuto fare un’azione militare ben congeniata. La storia poi è balorda anche perché sa trasformare un uomo placido e tranquillo in un individuo dai sentimenti inariditi, alla costante ricerca di giustizia e consolazione nella vendetta. La guerra, combattuta sui campi di battaglia o organizzata a suon di rappresaglie in presenza di governi dittatoriali, ha i metodi e le facce più diverse, che entrano nei meccanismi della quotidianità trasformandoli dal di dentro, mantenendo intatta l’apparenza di una vita che in realtà non esiste più. In questo interessante libro di Marco Ballestracci i campioni sportivi del passato e del presente diventano inconsapevoli simboli e vendicatori di una sconfitta politica o militare, trasformandosi in archetipo glorioso di una nazione. Come dimenticare il funambolico dribbling con il quale Maradona bruciò mezza squadra inglese durante i mondiali del Messico del 1986, insaccando poi il gol della vittoria. Il suo gesto sembrò per molti restituire dignità all’Argentina dopo la sconfitta delle Malvinas del 1982. La lettura di questo buon libro si traduce in un interessante e curioso esercizio di conoscenza e apprendimento, ottenuto appunto in modo balordo ma efficace. I personaggi veri e inventati si mischiano assieme, riportando in vita tragedie umane e vittorie sportive, simboli tanto le une quanto le altre di un secolo funestato da due conflitti mondiali e matrice del nostro attuale vivere balordo, faticoso e incerto.



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