La storia di Mr Polly

La storia di Mr Polly

Alfred Polly, giunto quasi a quarantotto anni, non sopporta più nulla, neanche il cappello da golf che sua moglie provocatoriamente gli porge dopo avergli preparato un pasto pantagruelico che lui ha avidamente trangugiato. Ma nulla lo rende contento: né la sua città, né il suo lavoro, né sua moglie. Niente e nessuno. Un tumulto interiore, oltre alla cattiva digestione, lo tiene ostaggio di se stesso. Un disagio che viene da lontano, che ha origini nel passato. Ipernutrito durante i primi anni di vita, Polly ha perso la mamma a soli sette anni, ha frequentato svogliatamente la scuola, ha ereditato dal padre un negozietto di abbigliamento maschile in High Street che ora è sull’orlo della bancarotta. Unico sollievo a quei terribili pensieri che lo attanagliano è il ricordo delle avventure giovanili con i suoi colleghi nonché migliori amici: Platt e Parsons che, con lui, formano “i 3P”. Ma la sua città (e la sua vita) non sarebbe stata più la stessa dopo il licenziamento e la partenza di Parsons. E infatti, crolla in uno stato di apatia tale da rassegnare, poco dopo, le dimissioni. Passando da un lavoro all’altro, fino ad approdare al funerale del padre che fa maturare in lui la consapevolezza delle responsabilità che lo attendono, oltre ad una buona dote che però non sa amministrare…

Dalla penna fantascientifica di H. G. Wells nel 1910 nasce uno tra i 100 romanzi di tutti i tempi assolutamente da leggere, secondo la classifica di “The Guardian”. Seguono un film (1949) e tre serial televisivi della BBC (1959, 1980, 2007). Con uno stile scorrevole e frizzante, anche grazie alla brillante traduzione di Caterina Ciccotti, dialoghi godibili e vagheggiamenti che fanno sorridere (anche amaramente), La storia di Mr Polly è certamente un romanzo umoristico (all’inglese) e di fine satira sociale. Alfred Polly rappresenta il prototipo dell’uomo alla ricerca (continua) della sua realizzazione, una realizzazione che non trova nella società borghese. È l’antieroe, l’inetto. Non riesce a tenersi un lavoro, né a far funzionare il suo matrimonio. E neanche riesce a farla finita. Indolente ma inevitabilmente simpatico, accattivante. Un po’ Marcovaldo, un po’ Zeno Cosini, un po’ Mr Bean. Polly non riesce ad avere la sua opportunità di riscatto ma si salva grazie alla sua immaginazione. Il nostro eroe ha, infatti, una sola vera passione: inventare frasi bizzarre e coniare nuovi termini. E fuggire dalla routine attraverso i sogni e le letture, quelli che lo stesso protagonista definisce “meditabondaggi”. Sognare per salvarsi, sognare per non mollare, sognare per realizzarsi perché “L’uomo è un genio quando sta sognando” (Akira Kurosawa).



 

 

 

 
 
 
 

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