La storia immortale

La storia immortale
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Intorno al 1860, in una grande città sul Mar della Cina. L’uomo solo di questa storia è un ricco commerciante di tè. È il più astuto silenzioso e avaro uomo di Canton. È il signor Clay e il suo cuore è così nero che non può esser in cerca di gioie e sorrisi. Per colpa sua un mercante francese si è senz’altro rovinato. La gente, per farla breve, gli sta alla larga. La gotta l’ha reso infermo e più difficile a contentarsi. Si trova in una sontuosa camera da letto, che di giorno e di notte ospita anche conti e registri. Un giovane commesso polacco – noto come Ellis Lewis, ma in verità di nome Elishama Levinsky – deve sempre leggergli atti e contratti. Ogni sera tardi fino al mattino. Ogni volta il signor Clay ascolta e tace. Non è il caso di innervosirlo: con le scartoffie certe notti passano meno lentamente e i dolori si superano più in fretta. Gli argomenti perciò possono ripetersi più di una volta, e infatti il lettore compie un’impresa non facile: far passare il tempo con tutti gli ormai arcinoti esercizi e operazioni. Finché proprio il vecchio si decide a chiedere di altri libri e racconti. Elishama si affida ai ricordi e racconta una storia. Questa storia non è come tutte le altre storie. “È una storia che vive sulle navi, tutti i marinai l’hanno udita, e tutti i marinai l’hanno raccontata. Sarebbe forse rimasta sul mare e non sarebbe mai sbarcata, se non ci fosse stata l’insonnia del signor Clay”…

 

 

Della raccolta Capricci del destino (1958), che sembra prendere forma e consistenza in cinque (racconti) fughe dal reale, si può dire, come anche della persona della baronessa von Blixen-Finecke (scrittrice scandinava e vera cultrice di pseudonimi), che sia di grande fascino. La storia immortale, che l’autrice scrive nel ’53 e che ne fa parte, ancor più degli altri quattro scritti propone il tema del ‘capriccio’. Lo propone in forma di finzione e nei modi delle profezie. Le quali due “cose irreali” unite in una storia della vita reale producono per il roccioso signor Clay “un fatto vero”. I significati della vicenda, così come si pone, oltre la hybris del vecchio padrone, sono da ricercarsi nel grande ascendente di storie e narrazioni, intuito e definito dal giovane commesso e lettore, manifestato qui in quel progetto così severo e pure così ardito: “che la storia accada a persone reali”. Se non che la Blixen, che racconta “la storia di tutti i marinai del mondo”, mantiene intatto l’irreale di fronte all’arroganza di Clay che tutto il favoloso cerca di sovrastare. Deriva da ciò una assai rilevante e geniale pellicola, Une Histoire immortelle (1968), scrittura e regia di Orson Welles, dove l’autore traccia quasi un’immagine concreta, anche amara, della vita reale, della gente reale. La missione di Elishama tende insomma a realizzare una “commedia, dramma o tragedia”; ed ecco disporsi i fatti, i particolari, l’onnipotenza o la forza o l’opulenza e poi l’eroina della storia e il protagonista… per passare dal mondo della realtà al mondo della fantasia e viceversa, per far avverare una “una storia che vive sulle navi”. Pagando, però, un prezzo molto alto.



 

 

 
 
 
 

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