La strategia di Bosch

La strategia di Bosch
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Corazón non è particolarmente alta e perciò per tentare di estrarre il proiettile dalla spina dorsale di Orlando Merced si deve quasi alzare sulla punta dei piedi. Bosch alle sue spalle la osserva china sul tavolo d’acciaio, mentre con le mani insanguinate coperte dai guanti opera all’interno del ventre svuotato delle interiora del paziente. Nonostante la sua pluriennale esperienza non può fare a meno di considerare quell’operazione come una tortura nella tortura, acuita dal fatto che a quel poveraccio erano già state amputate entrambe le gambe e un braccio. Poi di colpo la donna tira fuori dal corpo le mani e mostra a Bosch finalmente il frutto del suo lavoro. L’uomo osserva il proiettile con attenzione. Non è certo in buone condizioni, considerando che è rimasto conficcato nella vertebra di quel tale per ben dieci anni. Ma almeno ora dopo tutto quel tempo ha forse una pista nuova su cui lavorare. Il mariachi Orlando Merced era balzato alle cronache una decina di anni prima appunto, quando s’era beccato una pallottola vagante nell’addome mentre era per strada con il suo gruppo. Tutto aveva fatto pensare allora ad un incidente, ad un proiettile sfuggito durante un regolamento di conti fra gang, oltretutto l’uomo era diventato in seguito un simbolo, visto che era stato adottato da Armando Zeyas, un membro del consiglio comunale in piena campagna elettorale per diventare sindaco, che aveva utilizzato il paraplegico proprio come emblema del rinnovamento che Zeyas avrebbe portato nella comunità di East Los Angeles. Ma ora i giornali si erano rifiondati sulla notizia di quel vecchio caso e a Bosch non resta altro, in compagnia della recluta Lucia Soto, che provare a dimostrare che quello davanti ai loro occhi non era stato uno sfortunato incidente bensì un “cold case” tutt’ora impunito...

Un omicidio o uno sfortunato incidente? Nell’Unità Casi Irrisolti, il mitico Harry Bosch, diretto al solito magistralmente dal suo creatore Michael Connely, è alle prese questa volta con un duplice “caso freddo”. Quello di un mariachi dalla vita irreprensibile colpito dieci anni prima da un proiettile forse vagante forse no e quello probabilmente collegato del rogo di un asilo non autorizzato avvenuto addirittura vent’anni prima, che ha causato la morte di parecchi bambini. Una storiaccia che porterà l’investigatore ad affondare le mani negli abissi dell’avidità e della corruzione. Oltretutto il detective per risolvere questo caso deve pure fare da balia alla recluta Lucia Soto, inesperta e a digiuno in quanto a esperienza in omicidi, oltre che refrattaria a cadaveri e autopsie. Toccherà pertanto a lui mostrarle i mille trucchi del mestiere e indirizzare lei e noi attraverso la tortuosa strada che porterà alla verità, al solito attraverso i suoi metodi e le sue strategie poco ortodosse ma efficacissime che ne hanno fatto negli anni il suo marchio di fabbrica. Un caso appassionante, neanche a dirlo da seguire comodamente in poltrona, trattenendo il respiro fino all’ultima pagina.



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