La sua danza

La sua danza
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Unione Sovietica 1941-1944. La guerra imperversa, fame e infezioni uccidono i soldati più delle armi. Le strade sono lastricate di corpi che riemergono con la primavera, lo scricchiolio delle ossa si sente sotto i passi durante le lunghe marce. In guerra è andato anche il padre di Rudik e osservando quei soldati feriti che entrano ed escono dall’ospedale della cittadina di Ufa ‒ dove lui e gli altri bambini ballano per allietare i pazienti ‒ si domanda se anch’egli tornerà mutilato. I treni sfrecciano attraverso la Baškirija col loro carico di reduci malconci e quando finalmente il conflitto finisce le famiglie possono riunirsi, anche quella di Rudik. La vita per lui non è facile, oltre alla povertà deve fare i conti con i compagni di classe che lo picchiano e lo umiliano per il suo fisico esile e a casa non va meglio. Eppure c’è chi lo capisce, chi asseconda la sua voglia di sentirsi vivo e lo guida lungo un cammino pieno di ostacoli e dolore, quello della danza. Contrastando la volontà dei genitori si dedica di nascosto alle lezioni impartite da Anna, sua vicina di casa, una ex ballerina che vive in esilio col marito, un’emarginata, proprio come si sente Rudik. Quando può prende i saggi di danza dalla biblioteca usando la tessera della sorella Tamara, studia i passi e si esercita nella sua stanza, una parete è coperta di foglietti e annotazioni. I lividi e i calli si accumulano, la sua indole viene temprata e indurita dall’esercizio, nulla lo emoziona quanto imparare una figura nuova e ogni passo lo porta più vicino al teatro Kirov di Leningrado, ed è solo il principio…

Rudolf Nureyev, nato in Russia nel 1938 e morto a Parigi nel 1993, è uno dei ballerini più famosi al mondo, un’icona che con le sue stravaganze, i suoi scandalosi amori omosessuali, i suoi scatti d’ira ha lasciato un’impressione forte nell’immaginario collettivo. Questo romanzo non è la sua biografia ‒ Colum McCann lo afferma chiaramente: è un omaggio, una storia ideale che ricrea una vita leggendaria per mantenerne vivo il ricordo e aumentarne la fascinazione. In ogni capitolo un personaggio offre la propria testimonianza raccontando l’incontro con Nureyev, che rapporto li ha legati e quale idea si è fatto di lui, dando così la possibilità di ricostruirne la vita dall’infanzia fino alla fine della carriera. Un solo capitolo, nella seconda parte del romanzo, è raccontato dal ballerino in prima persona. Un simile approccio alla narrazione non è semplice da seguire, il continuo cambio del punto di vista richiede una certa concentrazione. I personaggi celebri che l’artista ha conosciuto sono presenti, ciascuno con la propria imponente personalità: Margot Fonteyn, Andy Warhol, Jacky Onassis, Rock Hudson e molti altri. Dalla grandezza alla caduta, la passione, la ricchezza, il tormento per la separazione dalla famiglia e dalla madre in particolare, l’onta del disprezzo in patria dove è considerato un traditore e condannato in contumacia ai lavori forzati, il successo sui palcoscenici e il crollo fisico, fino al confronto col mostro che incombe su di lui, l’AIDS: “Avendo detto e fatto tutto, non cambierei niente di quello che ho detto e fatto. A guardarsi troppo alle spalle si finisce solo per cadere dalle scale”.



 

 

 

 
 
 
 

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