La tempesta del secolo

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La piccola cittadina di Little Tall, sull’omonima isoletta al largo del Maine, attende con ansia quella che i network televisivi già hanno battezzato con la solita enfasi “la tempesta del secolo”, una super-perturbazione molto atipica, quasi un uragano invernale: è dal 1976, quando la neve seppellì Boston, che i meteorologi non vedono una tempesta così violenta. Ancora poche ore e le nevicate, le piogge e le mareggiate si abbatteranno sull’isola, tagliandola fuori dal resto del mondo, probabilmente senza energia elettrica per almeno 48 ore. La piccola comunità di Little Tall sta organizzandosi come può, coordinata dal macellaio-sceriffo (non nel senso che è un sanguinario tutore dell'ordine, ma nel senso che gestisce un negozio di carne e si occupa di legge solo a tempo perso, dato che sull’isola non succede mai niente, al massimo una sbornia rumorosa) Mike Anderson. Ma Mike e i suoi concittadini ignorano che a Little Tall c’è un estraneo, arrivato chissà quando. Un uomo dall’aria enigmatica, con una luce inumana negli occhi, che si appoggia ad un bastone con il pomello d’argento fatto a forma di testa di lupo. Linoge - questo il nome del sinistro personaggio - ha bussato alla porta di una anziana signora che vive da sola, Martha Clarendon, e appena lei lo ha fatto entrare l’ha massacrata, per poi sedersi tranquillamente in poltrona a guardare le previsioni del tempo. Come una bestia in agguato, Linoge aspetta nell’ombra che qualcuno scopra il suo delitto. Come se in realtà volesse farsi catturare, come se quell’orrore fosse solo un pretesto...

Stephen King torna a occuparsi dell’immaginaria isola di Little Tall, già teatro del romanzo Dolores Claiborne: ma stavolta è per la sceneggiatura di una miniserie televisiva (una di quelle per intendersi che da noi con uno strano vezzo vengono definite “fiction”, e che spesso - magari in versione ridotta - finiscono come film sul mercato homevideo). Tutto è nato da un’immagine, racconta lo stesso King nell’introduzione: “quella di un uomo seduto sulla branda della sua cella, con i piedi sollevati, le braccia appoggiate alle ginocchia e gli occhi fissi. Non era (…) un uomo buono come il John Coffey de Il miglio verde; questo era un uomo estremamente cattivo. Forse nemmeno un uomo. Ogni volta che la mia mente tornava a lui, magari mentre guidavo (…), lo trovavo un po’ più inquietante. Sempre seduto sulla sua branda e immobile, ma un po’ più spaventoso. Un po’ meno uomo e un po’ più... beh, un po’ più quello che c’era dietro”. Dopo aver buttato giù un plot, lo scrittore del Maine ha contattato i produttori del network ABC, proponendo loro la realizzazione della miniserie: progetto accettato al volo. Ispirandosi all’ondata di maltempo che negli anni ’70 paralizzò completamente il nordest degli Stati Uniti, in soli tre mesi il Re(usando il software Final Draft e non Word, ci tiene a precisarlo) ha elaborato la versione finale de La tempesta del secolo, tenendo conto minuziosamente dei limiti strutturali di una sceneggiatura televisiva made in Usa (minutaggio rigoroso, dissolvenze pre-intervallo pubblicitario, censura puritana). Un’impresa da celebrare? No, se si considera la qualità finale del prodotto televisivo e letterario: la miniserie per la regia di Craig R. Baxley è noiosa, pedante, mal diretta e peggio recitata, mentre lo script di Stephen King è privo di guizzi e idee, tutto basato su un crescendo wagneriano che porti al colpo di scena finale, deludente quanto sconclusionato. Avete presente quelle volte in cui leggendo un libro vi viene da pensare “L’avrei scritto meglio io”? Beh, questa è una delle pochissime volte in cui probabilmente avete ragione a pensarlo.



 

 

 

 
 
 
 

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