La tentazione del rabbino Fix

La tentazione del rabbino Fix
Il rabbino Théodore Fix, esperto di Talmud, è appena rientrato a Parigi dopo una piacevole vacanza sulle Alpi con la moglie. Una telefonata sconvolge le sue quiete giornate: è il figlio Luis, che vive a Gerusalemme con la moglie Rivka, giovane e bellissima yemenita, e i figlioletti David e Judit. Sono i giorni in cui  Israele è scossa dalla tragica seconda Intifada, durante la quale azioni di guerra ed atti di terrorismo si susseguono drammaticamente. La famigliola è stata coinvolta in un attentato su un autobus: Rivka ha perduto molto sangue ed è sotto shock, mentre il piccolo David è stato gravemente colpito alla gola. Mamma e figlio sono ricoverati in due ospedali diversi della capitale: lei al Bikur Holim, struttura religiosa al centro della città, il bimbo alla Hadassa, sul Monte Scopus, proprio di fronte al deserto e in prossimità dei territori arabi. Théodore si imbarca sul primo aereo disponibile per dare conforto e sostegno al figlio e soprattutto all’amatissimo nipotino. Trascorre alcune notti all’ospedale per vegliare il bimbo e, in questa occasione, conosce il dottor Avraham Maimon, che ha operato il piccolo e ne segue l’iter verso la guarigione. Avraham cura con uguale scrupolo ed attenzione arabi ed ebrei e, nei rari momenti di riposo, indugia ad osservare il deserto: “Il deserto è come noi, si risveglia lentamente. Mi piace guardarlo quando si alza dalle sue lenzuola grigie”. Théodore e Avraham, pur non condividendo l’interpretazione di alcuni passi del Talmud, conversano apertamente ed instaurano un reciproco rapporto di stima. Théodore è dunque sconvolto quando, in attesa del volo per Parigi all’aeroporto Ben Gurion, vede sulla prima pagina del quotidiano “Yedioth Ahronoth” il volto del dottor Maimon: è lui la vittima dell’attentato terroristico messo a segno in città la notte precedente. A Parigi il nostro rabbino ritorna ai suoi doveri religiosi nei confronti della comunità, ma non riesce a dimenticare il volto del dottore, mentre lo agita una profonda inquietudine a proposito delle cause della sua morte: è stato egli davvero vittima di un attentato palestinese? Théodore comincia dunque ad indagare con acume e sprezzo del pericolo...
Tra deduzioni, ironie e citazioni talmudiche, veniamo in questo libro piacevolmente condotti a scoprire che la verità non è semplice come di primo acchito appare. Grunewald è maestro nel raccontare rituali, ansie, contraddizioni degli ebrei di oggi e tuttavia lo fa con leggerezza e spesso con umorismo. Ne è esempio perfetto la figura della moglie del rabbino Fix, Elisabeth, paziente ascoltatrice, sagace compagna rassicurante e ironica accanto al marito detective occasionale, non dilettante ma alquanto spericolato. La lettura del romanzo è coinvolgente, l'autore non si limita all'indagine su un delitto ma propone anche riflessioni sul terrorismo, sulla possibile - e molte volte sperimentata - convivenza fra arabi ed ebrei, sulla solidarietà che offre spiragli di salvezza agli esseri umani. Jacquot Grunewald è un rabbino, giornalista e scrittore alsaziano, che da quasi trent'anni si è trasferito in Israele. Nato a Strasburgo e diplomato al Seminario Rabbinico di Parigi, si è occupato e si occupa di esegesi talmudica e di giornalismo con particolare attenzione ai temi dell'antisemitismo, del conflitto arabo-israeliano (che i francesi, e Grunewald stesso, definiscono “israeliano-arabo”) e dei rapporti tra giudaismo e cristianesimo.

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