La terra della mia anima

La terra della mia anima
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“La frontiera era la terra della mia anima. L’unico luogo dove provavo una sensazione potente che mi faceva sentire vero e felice”. Beniamino Rossini, avventuriero e contrabbandiere, scopre di avere un tumore inguaribile al fegato, e decide quindi di raccontare prima di morire la sua vita a Massimo, lo scrittore di noir che ha conosciuto in carcere tanti anni prima e che lo ha fatto diventare persino un personaggio dei suoi romanzi. La storia comincia a Milano durante la II Guerra Mondiale: in città c’è la fame, il padre e un fratello di Beniamino sono in Africa, un altro fratello è imbarcato su un sommergibile, una sorella è internata in Germania. Poi la guerra per fortuna finisce, e a causa di una brutta tubercolosi contratta da Beniamino e dalla madre, la famiglia Rossini si trasferisce in montagna, a Ponte Tresa. Qui il ragazzo conosce Arturo, un coetaneo che gli fa scoprire l’amore per la montagna che lo accompagnerà per tutta la vita e lo fa diventare uno “spallone”, cioè un contrabbandiere. La famiglia di Beniamino, anche se non entusiasta, non lo ostacola nella sua nuova “carriera”, e anzi in questa occasione Beniamino scopre che la madre, pasionaria comunista, è figlia di contrabbandieri spagnoli. E così, tra rischi mortali e complicità della polizia, inizia la vita di frontiera di Beniamino Rossini..

Dopo tanti noir che profumano di realtà, una storia vera che profuma di noir per Massimo Carlotto, chiamato quasi controvoglia a rendere testimonianza delle avventure terrene di un contrabbandiere-gentiluomo, esponente di quella mala di una volta ancora pervasa da un alone di romanticismo e persino non priva di una sua “deontologia professionale”. D’altronde a Rossini Carlotto questa testimonianza in un certo senso la doveva, perché il suo ex compagno di cella gli aveva regalato un personaggio indimenticabile per la sua celebre saga dell’Alligatore. Il racconto di Beniamino è un’altra storia del dopoguerra italiano, malinconica come un letto sfatto e amara come un caffè all’alba. Una storia che è diventata anche uno spettacolo teatrale con le musiche di Ricky Gianco, artista ampiamente citato nel romanzo.



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