La terra sotto i suoi piedi

La terra sotto i suoi piedi
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È il 14 febbraio 1989. È il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, e la cantante Vina Apsara, un’autentica leggenda vivente del rock, si sveglia tra i singhiozzi dopo un incubo allucinante. Ha sognato una schiera di uomini a torso nudo, con il volto incredibilmente simile a quello dell’attore Christopher Plummer, che l’avevano afferrata per i polsi e le caviglie. Il suo corpo era poi stato disteso su una pietra levigata che recava scolpita l’immagine di un uccello serpente Quetzalcoatl, le orribili fauci spalancate opposte alla bocca anch’essa spalancata di Vina, terrorizzata. Una volta ripresa conoscenza crede di trovarsi in un letto che non è il suo, con uno sconosciuto mezzo morto al suo fianco, le lenzuola zuppe del loro sudore, segno che quell’incontro notturno si era caratterizzato per il suo essere decisamente squallido. Raúl Paramo è svenuto, le labbra si sono fatte di un nero livido e il suo corpo è scosso a distanza di due o tre secondi da spasmi, gli stessi spasmi che Vina avvertiva durante il suo sonno tormentato. Nella ressa che si è scatenata dopo il concerto, deve aver scelto quel ragazzino che ha la metà dei suoi anni nel novero degli spasimanti che le si fanno sistematicamente incontro. Quando l’uomo che le sta accanto inizia a fare versi inquietanti, Vina si alza di soprassalto dal letto, afferra la sua roba e fugge, rendendosi conto solo in quell’istante che la suite che ha chiuso alle sue spalle è la sua…

Esponente della cosiddetta “letteratura post-coloniale”, l’indiano naturalizzato britannico Salman Rushdie ne La terra sotto i suoi piedi compie un’operazione complessa, usando come base il mito classico di Orfeo ed Euridice e attualizzandolo, finendo con il proporre al lettore una storia d'amore tra due stelle internazionali. Come di consueto per l’autore di I versi satanici, viene adottato il filtro del realismo magico, ma rispetto ad altri lavori di Rushdie questo romanzo rinuncia alla sovrabbondanza di espedienti soprannaturali, per puntare verso un genere ambizioso come quello dell’ucronia, nel senso letterale di “non tempo”, ovvero di una realtà parallela e alternativa al mondo che conosciamo e abitiamo, nella quale l’autore si diverte ad ambientare la vicenda. La storia si svolge in una dimensione alternativa alla nostra, nella quale alcuni fatti storici più o meno rilevanti presentano alcune deviazioni rispetto al loro effettivo svolgimento: John Fitzgerald Kennedy riesce a scampare all'assassinio a Dallas, Nixon non arriva mai alla Casa Bianca come suo successore, Sal Paradise (personaggio di Sulla strada) scrive un libro che celebra il viaggio al posto del vero autore Jack Kerouac, Amos Voight è l’esatto omologo di Warhol, al posto di Elvis Presley c'è Jesse Garon Parker, Lou Reed è una donna, Satisfaction viene scritta da John Lennon anziché da Mick Jagger e Keith Richards. Come di consueto per i lavori di Rushdie, ci troviamo di fronte a una scrittura fluviale che sommerge il lettore con una sovrabbondanza di personaggi e di situazioni, e l’ipertrofia narrativa che si sviluppa su 700 pagine rischia di far smarrire la bussola e la voglia di andare avanti anche ai più disciplinati e pazienti.



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