La terra sul filo di seta

La terra sul filo di seta

Nel bosco, ogni rumore viene assorbito dal rombo assordante delle piogge che annunciano l’arrivo della stagione estiva. Coko, quindici anni, ha appena finito di allenarsi al tiro con l’arco e rimugina sulle parole che le ha detto il suo maestro: “Non è ciò che sei che determina ciò che pensi. È ciò che pensi che ti trasforma in quello che sei”. Da circa due mesi il maestro Dhyana ha acconsentito ad allenarla nel bosco dopo che Coko, al termine di una lite furibonda con sua madre Aela, ha finito per puntarle l’arco incoccato contro, con il risultato di indignarla a tal punto da vietarle di continuare a frequentare il Tempio per i quotidiani allenamenti. Un litigio al quale Coko non smette di pensare: il dolore per aver minacciato con un gesto tanto sfrontato sua madre non diminuisce, certo, ma non diminuisce neanche la sua ostinazione per quel compito che così fortemente la chiama, ovvero voler scendere in guerra contro Bardos. Un tiranno, mezzo uomo e mezzo demone, la cui storia si perde nella leggenda e che da tempo immemore provoca morte e distruzione in tutto l’arcipelago di Fortunalia. Prima del suo quindicesimo compleanno, Coko aveva vissuto nella convinzione che la sua fosse solo una leggenda destinata ai bambini per farli stare tranquilli o per spaventarli; una credenza durata fino a quando non ha ricevuto in dono un vecchio diario sgualcito che le ha permesso di scoprire la verità in quelle leggende, non destinate solo ai racconti della buonanotte… E allora, perché non imparare l’antica arte kyūdō per scendere in guerra?

Vincitrice giovanissima, nel 1997, del Premio Campiello Giovani Regione Marche con il racconto L’amore che verrà, Giulia Massini non è nuova al genere fantasy. Ma La terra sul filo di seta – la cui chiara ispirazione orientale si percepisce già dalle prime pagine – risulta essere un libro diverso da quello del 2010, Il Posto che chiami casa, ispirato a scrittori come Edgar Allan Poe, Howard P. Lovecraft e Ambrose Bierce. Protagonista di questo romanzo di formazione è Coko, una ragazza di 15 anni che quando viene a scoprire che le favole che le raccontavano da bambina sono vere, decide di scendere in campo e di lottare per un mondo più giusto. Una decisione che non vacillerà neanche nei momenti di massimo sconforto che anzi le daranno la spinta e la forza di perseverare nel suo obiettivo. Una serie di avventure, quelle di Coko, che “racchiudono in sé tutte quelle esperienze di lettura fantasiosa e favolistica che per me sono state importanti: le battaglie de Il Signore degli Anelli; il giardino dei fiori cantanti di Lewis Carroll; la solitudine tipica degli eroi come Harry Potter destinati a intraprendere imprese spaventose facendo affidamento sulla sola forza del proprio ingegno e sul motore emotivo della meraviglia”. Oltre al richiamo di questi capisaldi del fantasy, La terra sul filo di seta è ricco di atmosfere e richiami al mondo orientale, soprattutto a quello giapponese. Non è un caso che il titolo strizzi l’occhio al romanzo dello scrittore e filosofo tedesco Eugen Herrigel, Lo zen e il tiro con l’arco, che descrive la tradizionale arte giapponese kyūdō. In entrambe le narrazioni viene richiamata l’antica leggenda giapponese legata agli arcieri che, grazie al rumore delle loro frecce scoccate, sarebbero in grado di tener lontani gli spiriti maligni. Una lettura piacevole, i cui paesaggi talvolta sembrano esserci più familiari complici i film di Hayao Miyazaki, le cui atmosfere fatate, minimaliste e al tempo stesso epiche vengono riprese nella narrazione.



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