La terra trema

La terra trema
“I disastri costituiscono severi esami anche per il potere: e la loro lunga concatenazione nel corso dei secoli, attraverso la vicenda storica dell’Italia, ha reso evidente come, in tali occasioni, i vertici dello Stato e degli apparati debbano sostenere delle vere e proprie prove di legittimazione, dall’esito non sempre scontato”. E meno male, perché altrimenti sembrerebbe impossibile mettere in discussione il potere. Se i disastri in questione comportano la morte di centocinquantamila persone e la perdita secca di un milione di lire nel 1908, come si è azzardato a calcolare qualcuno, in un paese democratico basato sull’elezione dei propri rappresentanti occorre che gli individui ai vertici dello Stato non solo siano in grado di affrontare la situazione, ma sostengano l’esame di chi li ha eletti e di tutti coloro sui quali esercitano il proprio potere. Allora, l’Italia appena nata, monarchica e governata (dopo elezioni cui partecipavano ancora in pochi) da Giovanni Giolitti al suo terzo mandato - sarà Presidente del Consiglio ancora due volte: prima della grande guerra, e per un po’ più di un anno dal giugno 1920 al luglio 1921, anno in cui nascono i partiti fascista e comunista che tanto determineranno la nostra storia nel Novecento - fece una figura meschina. I primi a soccorrere le popolazioni sconvolte da un sisma fortissimo lungo 30 secondi, diviso in due fasi distinte a leggere le testimonianze dei superstiti, furono una nave russa (ora nave museo) e una inglese. Infatti l’equipaggio delle navi italiane che si trovava nel porto di Messina subito dopo il terremoto che svegliò la città alle cinque di mattina del 29 dicembre 1908 passò la giornata a cercare con pena e rigore il proprio comandante, sepolto dal terremoto o dal maremoto che ne seguì e che travolse gli abitanti corsi in spiaggia, e non poté portare subito, come sarebbe stato necessario, più di tanto soccorso...
È importante leggere questo saggio, scritto e pubblicato prima del terremoto che ha distrutto L’Aquila e diversi comuni dell’Abruzzo nel 2009, per capire (senza alcun antigovernativo pregiudizio) come in Italia, vista la geografia del Paese, i “disastri” sono quasi all’ordine del giorno, e come cambia l’approccio e il tipo di impegno con cui il potere li affronta. Questo libro ricostruisce un momento storico fondamentale nel neonato Stato italiano, quando fu messo alla prova per la prima volta in una tragedia collettiva che toccava tutti i livelli e gran parte del mondo, che aveva partecipato alla formazione del nostro Stato mandando denaro e arrivando in Italia per aggregarsi a Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi. Del resto, erano anni in cui navi di Paesi diversi si incontravano più volte in mezzo all’Oceano Atlantico per collegare i cavi del telegrafo, siccome non c’erano i telefonini. Giorgio Boatti è giornalista e autore di saggi interessanti come Spie. I servizi segreti delle multinazionali: dossier, intercettazioni, guerre informatiche (Mondadori, 2008, con Giuliano Tavaroli), Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini (Einaudi, 2001) sulle differenti biografie dei pochi professori ordinari nelle università di tutta Italia che rifiutarono l’8 ottobre 1931 di giurare fedeltà al regime fascista, o Piazza Fontana. 12 dicembre 1969: il giorno dell’innocenza perduta, libro per il quale ha subito un processo per diffamazione, dal quale è stato assolto. La sua analisi è approfondita, precisa, curata e curiosa. Boatti riporta infatti diversi aspetti della tragedia, dalla corsa all’adozione degli orfani del terremoto alla Regina, coadiuvata da molte volontarie, che cuciva vestiti per gli sfollati (illustrata dalle riviste popolari); dal tentativo occasionale dello storico Gaetano Salvemini di eliminare l’Università di Messina in favore di una nuova Università a Bari, agli aneddoti divertenti per cui il modo di dire “non capisci una mazza” dipenderebbe dal nome del militare, Francesco Mazza, cui fu affidato il comando delle operazioni nelle zone terremotate (un Bertolaso del 1908, per intendersi). Soprattutto e finalmente il libro evidenzia come e quanto profondamente il disastro colpì la Calabria, regione da sempre difficile da governare perché montuosa, parecchio sismica e culturalmente autonoma rispetto al resto del Paese. Da leggere.

 

 

 

 
 
 
 
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