La tigre

La tigre
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Poco dopo la mezzanotte si verifica un incidente clamoroso. Mentre Bichette balla con Watt-Wayler e Fec con la rossa Bia, il piede di Bichette colpisce il malleolo della rossa Bia facendole così male che la malcapitata lancia un urlo e quasi stramazza in terra. Fec però la tiene stretta fra le braccia e la depone di peso su una sedia. Il piede è presto gonfio. Bichette ha ottenuto più di quanto sembrava essersi prefissa: ha messo fuori combattimento la rossa Bia. Fec se ne torna tranquillo al tavolo sennonché, alla vista di Bichette che lo squadra beffarda, un po’ per un senso di astio fino ad allora mai provato con tale violenza ma un po’ anche per proprio divertimento, le chiede conto e ragione dell’accaduto, rimproverandole una goffaggine ai limiti del credibile. Bichette, sotto la spinta delle stesse emozioni, risponde con un’impertinenza che Fec crede di riscontrare per la prima volta in forma così sfacciata, e quando lui le ribatte a tono passa di punto in bianco all’argot, dando libero sfogo alla sua voce normalmente molto controllata e lanciando a casaccio offese e improperi. Fec, che comprende subito che si è messo in moto qualcosa di ormai inarrestabile, improvvisamente rapito dalla furia di Bichette, si lascia coinvolgere con profondo compiacimento. Non pensa a niente, percepisce solo quello a cui questo qualcosa lo costringe, e se ne sta fermo, la testa un po’ incassata, i pugni chiusi in tasca. Di fronte a lui Bichette, le mani con le dita aperte sui fianchi, i gomiti nudi ruotati in avanti, la bocca aperta anche quando non strilla…

Walter Serner, scrittore e saggista vissuto a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo, autore di uno dei più importanti manifesti alla base della corrente artistica del dadaismo, nato ebreo e convertitosi al cattolicesimo, messo al bando dal nazismo, internato insieme alla moglie nel 1942 nel campo di concentramento di Theresienstadt, nell’attuale Repubblica Ceca, racconta in questo vivido e brillante romanzo, scritto con ogni evidenza per scandalizzare i borghesi e i puritani, e che è stato quello che gli ha dato maggior celebrità e che lo ha fatto diventare un autore di culto quando è stato riedito in Germania in occasione dell’uscita nelle sale del film The tigress con Valentina Vargas, James Remar (Sex and the City, The vampire diaries), Hannes Jaenicke e George Peppard (Colazione da Tiffany) che ne ha tratto venticinque anni fa Karin Howard, la storia di una tigre. Ma non una come quella di Vita di Pi, no. Bensì Bichette: dissoluta, randagia, avida, crudele, perfida. Una donna della strada, detta, appunto, la Tigre. Cui si accompagna nei miseri vagabondaggi Fec. All’atto pratico, un perdigiorno che nessuno prende sul serio. Tra ironia, grottesco e atmosfere un po’ alla Bonnie e Clyde Serner realizza un affresco magnifico e anche altamente simbolico della società del suo tempo, andando oltre la rappresentazione della Parigi degli anni Venti e raccontando con tenerezza mai stucchevole l’incontro di due solitudini che si affannano per vivere nel modo per loro migliore possibile.



 

 

 
 
 
 

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