La Torre Nera - L’ultimo cavaliere

In una terra assolata e polverosa dove magia e realtà sembrano fondersi, Roland di Gilead, ultimo pistolero del suo popolo, è a caccia di un Uomo in Nero. Giunto in una piccola cittadina di frontiera, Roland scopre che la sua preda è passata di là e che gli ha preparato un’accoglienza tutt’altro che piacevole...

A 22 anni Stephen King, ancora ignaro del suo futuro come Re del brivido, era solo un giovane di belle speranze in cerca di una grande idea per un romanzo. Innamorato de Il Signore degli anelli e degli spaghetti-western di Sergio Leone, pensò di fonderli in quello che sarebbe stato "il più lungo romanzo popolare della storia". Un sogno rimasto tale fino al 2004, quando con l’uscita del settimo e ultimo capitolo, si è chiusa la saga della Torre Nera. Nell’arco di un trentennio King è diventato un maestro della narrativa moderna, raggiungendo un’abilità magicamente professionale della quale solo tenui segnali si intuiscono in questo primo capitolo, che infatti anche King, nella sua divertente prefazione a questa edizione riveduta e ampliata de L’ultimo cavaliere, definisce un libro a sé stante nella sua sterminata bibliografia. E non si tratta solo di differenze stilistiche, di uno iato nella continuity narrativa, bensì di inesattezze, illogicità, involuzioni, vicoli ciechi. Non a caso troviamo nella presente edizione circa 35 pagine in più e molte parti sostanzialmente riscritte di sana pianta, anche se King si è premurato di non snaturare del tutto il sapore della storia, di non cancellare tutte le tracce del suo io ventiduenne, del giovane King che pieno di passione e inebriato di un po’ di snobismo intellettuale si era accinto alla difficile e un po’ sconclusionata impresa di narrare le imprese di Roland, ultimo dei pistoleri di Gilead, in viaggio verso le tenebre e la morte. Chi ha avuto modo di vedere El Topo di Alejandro Jodorowsky (non a caso un film iconoclastico e surreale tipico figlio dei Seventies, come Soldato blu e Corvo rosso non avrai il mio scalpo, entrambi riecheggianti in alcuni momenti del libro) ritroverà tra le pagine del romanzo suggestioni simili: magie, maledizioni, percorsi iniziatici, sessualità rituale, tarocchi, divinazione, il tutto traslato in un ambito marcatamente western, con tanto di saloon e prostituta sfregiata. Cupo, serioso, egoista, chiuso in se stesso, Roland non tollera che nulla o nessuno si frapponga tra sé e la sua meta: di qui la sua condotta decisamente ambigua e da anti-eroe nei confronti del bambino Jake (un personaggio che King in seguito ripescherà e metterà al centro della saga), di qui lo strano legame che unisce il protagonista e l’enigmatico Uomo in nero. Spunti, false partenze, segnali confusi che King solo anni dopo nobiliterà e svilupperà a dovere: se non sapessimo, insomma, che il Re del brivido avrebbe poi saputo tirar fuori da molte idee confuse e qualche buona intuizione una saga memorabile, dovremmo essere abbastanza severi con L’ultimo cavaliere. Fortunatamente però il futuro di Roland ci è ben chiaro, e quindi ripercorriamo con affetto i primi passi di un eroe indimenticabile.



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