La Torre Nera - La chiamata dei tre

Dopo il confronto con l’Uomo in nero, durante il quale il misterioso personaggio gli ha predetto il futuro con 3 tarocchi (il Prigioniero, la Signora delle Ombre e la Morte), Roland si sveglia sulle rive del Mare Occidentale. Non sa quanto è durato il suo sonno, forse anni. Sa però che dovrà trovare tre porte che lo metteranno in contatto con i tre personaggi preannunciati dai tarocchi. Ma mostruose creature marine parlanti lo aggrediscono all’improvviso. Ferito gravemente, Roland deve continuare il suo viaggio verso la Torre Nera, combattere l’infezione che lo sta divorando e trovare i tre compagni che dovranno accompagnarlo lungo il cammino...

Un vicolo cieco (o magari una falsa partenza, direbbero alcuni) può trasformarsi in un nuovo inizio? Sì, se la sopravvenuta maturità artistica di uno scrittore lo mette in condizione di creare un’opera coinvolgente e riuscita partendo da premesse un po’ incerte. È il caso di Stephen King, che negli anni '80 tira fuori dal cassetto il suo acerbo progetto di più di dieci anni prima su di una saga de La Torre Nera che sarebbe dovuta partire dal suo romanzo giovanile L’ultimo cavaliere ma si era poi arenata in attesa (forse) di tempi e idee migliori, e decide di tornare a lavorarci su. Il risultato è La chiamata dei tre: un romanzo avvincente, duro, un’avventura tutta idee, azione, violenza. Il caro vecchio Stephen King del periodo d’oro, insomma, che riesce a tenere in piedi una storia credibile lavorando su universi e linee temporali parallele che si intersecano, con flashback e colpi di scena mai scontati, e soprattutto con personaggi memorabili. Come altro definire Odette/Detta, una schizofrenica senza gambe con due personalità parallele (una miliardaria elegante e un’analfabeta con turbe sessuali e omicide), il fragile tossicodipendente Eddie Dean, legato morbosamente al fratello maggiore, l’inquietante serial Killer Jack Mort, che l’autore utilizza per riportare nella vicenda Jake, il bambino troppo frettolosamente liquidato nel primo capitolo della saga? Su tutti, naturalmente, un Roland di Gilead che smette di essere la spocchiosa icona che fu e finalmente diventa di carne e di sangue (molto sangue, e anche infetto), un vero eroe letterario con le sue contraddizioni e le sue grandezze, un Clint Eastwood elevato al cubo che lotta per sopravvivere in un mondo impazzito. La chiamata dei tre è quindi una macchina da guerra, oliata e lucidata ancora più dall’intervento di parziale riscrittura del 2003: scegliere di leggere questo romanzo (col necessario prologo del libro precedente) è un’attività più che consigliabile, con l’avvertenza che una volta fatto questo passo, sarà assolutamente necessario arrivare alla fine della saga. Perché dà assuefazione.



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