La Torre Nera - La leggenda del vento

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Il pistolero di Gilead Roland Deschain e il suo gruppo - il suo ka-tet - formato da Eddie, Susannah, Jake e il "bimbolo" Oy stanno seguendo il Sentiero del Vettore verso la Torre Nera, dopo aver lasciato "il Palazzo Verde che dopotutto non era quello di Oz". Qualche giorno di cammino e, giunti sulla riva di un fiume, incontrano il vecchio traghettatore Bix, che si offre di trasportarli sull’altra sponda. Oy non fa che annusare l’aria e scrutare l’orizzonte, e l’anziano afferma di sapere perché: sta avvicinandosi uno Starkblast, una sorta di supertempesta che gela (e uccide) tutto quello che incontra sul suo cammino e che solo i bimboli sentono arrivare. Il ka-tet di Roland trova riparo in una tozza capanna di pietra grigia abbandonata da chissà quando e da chissà chi, e lì il laconico pistolero e i suoi compagni si apprestano a resistere allo Starkblast imminente. Mentre fuori infuria la tempesta nessuno riesce a dormire, e allora Roland si offre di raccontare a tutti una storia, anzi due "intessute l’una nell’altra": un’avventura vissuta da lui in gioventù - quando fu inviato dal padre Steven col suo vecchio compagno di ka Jamie DeCurry nella cittadina di Debaria, infestata da un demone mutaforma - e una favola che la sua defunta madre gli leggeva spesso quando era piccolo, intitolata "La leggenda del vento"...

Con un’operazione editoriale insolita (o forse inedita) e abbastanza rischiosa dal punto di vista del marketing, Stephen King – per festeggiarne il trentennale - decide di inserire un capitolo nuovo di zecca nella continuity de La Torre Nera, e precisamente tra La sfera del buio e I lupi del Calla, rispettivamente quarto e quinto volume della saga. Si tratta di un romanzo in un certo senso nostalgico, che recupera il gusto per l’avventura classica e la fiaba e le colora di horror e gotico (la versione originale illustrata da Jae Lee è perfetta nel dare corpo a questa sintesi): in uno scenario assolutamente western il giovane Roland di Gilead e il suo compagno devono smascherare una sorta di licantropo che semina il panico in una piccola comunità di minatori, mentre in un villaggio al limitare di un bosco un bambino deve affrontare la malvagità del suo patrigno e vendicare l’assassinio di suo padre. Due piccoli bildungsroman a un tempo sognanti e avvincenti, puro godimento per chi conosce l’universo di Roland Deschain e ha sempre un posto nel cuore per Emilio Salgari e Robert E. Howard.



 

 

 

 
 
 
 
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