La traduttrice

La traduttrice
Il blu dei capelli è aureolante e innaturale. Troppa tintura, una dose dieci volte superiore a quella indicata sul tubetto di shampoo color. L’errore di hairstyling è dovuto al fatto che Aaliya è totalmente assorbita dal rituale diventato da moltissimo tempo il fulcro della sua solitudine. Alla fine dell’anno, dopo aver terminato la traduzione che l’ha impegnata per mesi, rilegge un’ultima volta il suo lavoro bevendo due bicchieri di vino rosso, sistema le pagine in una scatola che richiude e mette via. Poi si prepara a intraprendere un nuovo progetto. Lo fa ogni primo gennaio da quando aveva ventidue anni. Ora ne ha settantadue, interamente passati a Beirut, e negli ultimi cinquanta ha tradotto circa trentasette libri. Il suo metodo è personale ed empirico. Dal momento che oltre all’arabo parla soltanto il francese e l’inglese, del testo prescelto compara le versioni nelle due lingue occidentali che conosce per crearne una terza in quella natia. Scopo del foucaultiano oscillare da una riga all’altra non è la pubblicazione, mai cercata né desiderata, ma il compito in sé, anche se destinato a essere inscatolato e archiviato. Ed è questo compito a darle un senso, a colmare il suo vuoto. Sposata appena sedicenne con un insetto impotente, che per non dover ammettere la propria inettitudine sessuale ha divorziato da lei, a lungo ha tenuto nel letto accanto a sé un fucile d’assalto al posto del marito. Meno erotico, ma molto più utile quando dei malintenzionati in tuta mimetica hanno cercato di fare irruzione nel suo appartamento. Aaliya ha chiuso fuori tutto e tutti dal suo microcosmo. A una persona ha voluto bene, la sua “quasi cognata” Hannah. L’unica a cui abbia mai aperto la porta del proprio cuore... 
“Libri dentro scatole – scatole di carta, di fogli sciolti tradotti. È questa la mia vita”. Rivolgendosi direttamente al lettore con un famigliare “amico mio”, Aaliya racconta con la voce seducente di una moderna Sherazad la propria esistenza di donna anticonvenzionale, colta e indipendente in quella polveriera splendida e rabberciata che è Beirut, “la Elizabeth Taylor delle città: folle, bella, malandata, a pezzi, sulla via del tramonto, e sempre carica di drammaticità”. Il Settembre Nero, la guerra civile, l’assedio israeliano dell’82, i palestinesi che entrano nelle case abbandonate e defecano sul pavimento come cani che marcano il territorio, scorrono con il loro carico di paura, come pegni da pagare in un Medio Oriente ancor più imprevedibile del Macondo di Garcia Marquez. Ma il loro dolore è anestetizzato dal potere sedativo dell’autentica passione di Aaliya, che ha i nomi di W.G. Sebald, Walter Benjamin, Javier Marías, Vladimir Nabokov, Fernando Pessoa, José Saramago, Tomasi di Lampedusa, Fëdor Dostoevskij, Marcel Proust, Claudio Magris, Cesare Pavese, giusto per citarne alcuni. Perché ciò che vale davvero per questa settantenne blucrinita è la parola scritta: “La letteratura è la mia buca nella sabbia. Lì dentro gioco, costruisco i miei fortini e i miei castelli, mi diverto da matti. È il mondo al di fuori di quel box per bambini a crearmi qualche problema”. Non si tratta di semplice bulimia libraria, ma di una sorta di servizio pubblico culturale che va a controbilanciare gli orrori della realtà: “Qualcuno doveva pur leggere La terra desolata di Eliot mentre il bagliore dell’incendio di Sabra illuminava il profilo di Beirut”. Rabih Alameddine riconferma le sorprendenti doti di affabulatore di cui aveva dato prova con Hakawati Il cantore di storie. La sua Aaliya combattiva e scontrosa, che a mano a mano che invecchia diventa sempre più misantropa, posponendo l’interesse per gli esseri umani a quello per i personaggi dei grandi romanzi, riempie la scena con la sua narrazione fluente e ironicamente raffinata, non priva di pungenti frecciate politiche, culturali e religiose. Così la ricorderemo, Tosca a metà che non ha vissuto d’amore, ma ha vissuto d’arte insieme ai suoi inseparabili libri e alle sue traduzioni che forse nessuno leggerà. O forse no, perché anche per lei, complice il caso, domani potrebbe essere un altro giorno.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER