La trilogia di Cicerone

79 avanti Cristo. Cicerone è un giovane avvocato sull’orlo di una crisi di nervi. Soffre di insonnia e ha sempre mal di stomaco. Ben pochi scommetterebbero sul suo futuro come oratore: soprattutto per via della sua occasionale ma fastidiosa balbuzie, ma anche per la voce aspra e debole che a volte lo lascia afono per giorni, o perché usa parole troppo dotte per essere comprese. I suoi irrequieti ascoltatori lo hanno soprannominato “lo studioso” e non lo intendono come un complimento. Per farsi strada in politica, cosa che desidera ardentemente, ha perciò bisogno di cambiare molte cose della sua vita. Decide quindi di recarsi in Grecia per visitare i più famosi docenti di retorica, e per accompagnarlo “chiede in prestito” lo schiavo responsabile della biblioteca del padre, Tirone, che se la cava discretamente col greco. La prima tappa è Atene, dove Cicerone si è ripromesso di studiare filosofia all’Accademia. Pretende che Tirone non si comporti soltanto da schiavo, ma che segua le lezioni con lui, gli faccia compagnia, parli con lui durante i lunghi viaggi che li attendono. In quei casi allo schiavo capita di dimenticare le loro differenti condizioni sociali e di considerare Cicerone più che altro un amico. Un privilegio e una gentilezza che l’uomo non dimenticherà mai e che lo lega tantissimo al suo padrone. Stanco dei retori di Atene, Cicerone decide di recarsi a Rodi, alla scuola di Apollonio Molone. È la svolta: l’avvocato greco per prima cosa cura l’alimentazione e la forma fisica di Cicerone, gli insegna a muoversi, a usare la voce. Per giorni e giorni lo allena duramente. “Ma per quanto riguarda il contenuto dei miei interventi?”, gli chiede timidamente Cicerone ad un certo punto. Molone risponde: “Ciò che dirai non mi riguarda. Ricordi cosa diceva Demostene? Solo tre cose contano nella retorica: la dizione, la dizione e infine la dizione”…

Questo omnibus da 1150 pagine – che mette a dura prova la rilegatura tipica degli Oscar – raccoglie i tre romanzi che Robert Harris (celebre soprattutto per la splendida ucronia Fatherland e per la sua inchiesta sullo scandalo de I diari di Hitler, ma comunque abbonato alle prime posizioni delle classifiche di vendita negli ultimi decenni) ha dedicato a Cicerone: Imperium, Conspirata e Dictator. L’avventura umana e politica di Cicerone viene raccontata attraverso lo sguardo e le parole di Marco Tullio Tirone, uno schiavo di famiglia (poi affrancato) che con la mansione di segretario particolare ha accompagnato il grande oratore nato ad Arpino nel 106 avanti Cristo per ben trentasei anni. Personaggio realmente esistito, questo Tirone, e per giunta molto interessante: fu il primo a trascrivere in diretta un discorso al Senato, inventò alla bisogna una sorta di stenografia (denominata Notae tironianae) che fu usata per secoli e visse quasi cento anni (almeno a quanto riferisce San Girolamo), una vera rarità nel mondo antico. Nel primo romanzo si racconta la formazione di Cicerone, le sue prime cause e soprattutto quella contro Verre, corrotto propretore della Sicilia difeso da quello che allora era considerato il più grande avvocato di Roma, Quinto Ortensio Ortalo, che sancì il suo trionfale ingresso nell’agóne politico romano. Nel secondo romanzo siamo nel 63 a.C. e Cicerone è stato da poco eletto console, in un periodo a dir poco burrascoso: le tensioni tra plebe e aristocrazia sono alle stelle e il patrizio decaduto Lucio Sergio Catilina prova a rovesciare la Repubblica, senza però fare i conti con l’abilità oratoria di Cicerone, che lo inchioderà in Senato con l’immortale «Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?». Nel terzo e ultimo romanzo Cicerone tenta di arginare forze ormai inarrestabili: prima l’ascesa di Caio Giulio Cesare e la fine della Repubblica, poi il suo assassinio (che Cicerone vide con favore), infine i tentativi di impedire la presa del potere da parte dello sconosciuto Ottaviano, che darà inizio all’Impero. Ormai Cicerone è il simbolo di un passato che non tornerà più ed è avviato ad una malinconica e violenta fine. Harris inventa pochissimo, ha un grande rispetto per la Storia e per la storia, ama il suo personaggio e si vede. Il suo Cicerone – e anche quello vero – ha un intelletto brillante e nonostante sia tutt’altro che un uomo d’armi per qualche anno calca la scena politica di Roma da protagonista, incidendo profondamente sugli eventi. Una lettura piacevolissima e perfetta per i liceali, se possiamo permetterci un suggerimento per un regalo.



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