La vacanza

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Settembre 1943. Anna è una ragazzina magra e taciturna, orfana di madre. Con il fratello più piccolo Giovanni vive in un collegio di suore a Roma, ma il padre – per paura dei bombardamenti angloamericani sulla capitale occupata dai tedeschi – decide di passare a prendere entrambi e di portarli in una piccola località del litorale laziale, dove ritiene siano più al sicuro. Così, un assolato pomeriggio romano, Anna e Giovanni salgono sulla motocicletta “impolverata e calda” del padre Aldo Mumuri e si stringono forte a quell’uomo che conoscono appena. Dopo una sosta ad un bar di paese gestito da un appassionato di boxe in cui Giovanni si ingozza di gelato, il viaggio riprende. Aldo dopo molti chilometri in silenzio trova il coraggio di annunciare ai figli che nella casetta al mare dove sono diretti troveranno la loro “seconda mamma” ad aspettarli: devono essere gentili con lei, capito? Lui rimarrà a lavorare al negozio a Roma e farà avanti e indietro ogni tanto, quindi loro staranno quasi sempre con questa donna che nemmeno hanno mai visto. Anna e Giovanni reagiscono come fanno tutti i bambini in questi casi: immusonendosi. La famosa seconda mamma è Nina, fianchi larghi e occhi nocciola, che cerca un po’ a fatica sin da subito di risultare simpatica ai figli di Aldo. Nella villetta dal tetto bianco si è rifugiata anche la famiglia Pompei: il signor Pompeo – che è il datore di lavoro di Aldo, uomo grassoccio e peloso, entusiasta ammiratore di Mussolini –, sua moglie Mary e l’ombroso figlio diciassettenne Armando. Tra giochi crudeli, strane compagnie e iniziazioni al sesso, la strana vacanza di Anna e Giovanni inizia, sotto il rombo costante dei bombardieri americani che dal mare risalgono verso nord…

Come quasi sempre accade per i romanzi d’esodio, anche questo ha avuto una gestazione lunga e per giunta un percorso editoriale non lineare. Dacia Maraini – lo ha raccontato lei stessa – ha iniziato a lavorarci a diciassette anni, al culmine della sua stagione da adolescente “con la testa fra le nuvole e sempre un libro in mano”. Ma la stesura definitiva del manoscritto data tra 1961 e 1962, quando l’autrice aveva poco più di vent’anni, era sposata con il pittore Lucio Pozzi e frequentava il frizzante ambiente artistico e letterario della Capitale. Malgrado tali frequentazioni non fu facile giungere alla pubblicazione del romanzo: dopo alcuni dolorosi rifiuti fu l’editore Lerici, grazie anche all’amicizia della Maraini (amicizia che ben presto si trasformò in ben altro) con Alberto Moravia, che firmò la prefazione, ad accettare il manoscritto, che ebbe poi un’edizione Bompiani negli anni ’70 e oggi approda a Einaudi. È la storia amara di una vacanza “ma non nel senso di uno svago o di un viaggio festoso, bensì di un vuoto”: sullo sfondo dello scontro finale tra Alleati e Tedeschi sul suolo italiano dopo l’8 settembre 1943 – con la guerra che però rimane una presenza immanente ma lontana – una ragazzina taciturna e sfrontata nella sua noncuranza seduce ragazzi e adulti, osservando con passiva, stralunata perplessità il mistero del sesso. Il mondo degli adulti – infidi, ansanti, miseri, squallidi – ne esce a pezzi, ma ciononostante esercita su Anna un fascino irresistibile. Guidata un po’ dagli ormoni, un po’ dal bisogno di colmare il vuoto lacerante che avverte dentro di sé (la vacanza del gioco di parole del titolo, appunto), la ragazzina tenta di decifrare il linguaggio dell’attrazione, domandandosi continuamente se è proprio quello l’amore di cui tutti parlano. Ma risposte non ne trova e non ne troviamo noi, in questo breve romanzo dal gusto aspro che sembra scritto da una persona di mezza età e invece è l’opera prima di una talentosa, talentuosissima ragazza dal grande futuro.



 

 

 
 
 
 

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