La valle dei ragni - L'impero delle formiche

Tre cavalieri - uno basso, uno smunto e uno con le briglie d’argento - discendono un pendio ripido: davanti a loro si apre una valle profonda e inesplorata. Stanno braccando una ragazzina meticcia di cui il loro capo - il rabbioso cavaliere con le briglie d’argento – si è incapricciato e che ha preferito darsi alla fuga piuttosto che accettare le profferte dell’uomo. Il basso e lo smunto si chiedono in silenzio cosa abbia di tanto speciale quella ragazzina per meritare un inseguimento così accanito, ma il capo non pare intenzionato a mollare, a costo di percorrerla tutta, quella valle. Anche quando i tre vedono un cane fuggire disperato da non si sa cosa, qualcosa però a cui loro stanno andando incontro. Anche quando la brezza solleva in aria centinaia, migliaia di soffici sfere bianche che si rivelano piene di grossi ragni e i cavalli impazziscono di paura...
Il capitano Gerillau riceve l’ordine di risalire il Rio delle Amazzoni e poi il fiume Batemo con la sua cannoniera “Benjamin Constant” per soccorrere gli abitanti del villaggio di Badama, a quanto pare invaso da ferocissime formiche. Dopo giorni e giorni di viaggio, la nave si imbatte in un’altra imbarcazione: gli uomini a bordo si rivelano tutti morti, uccisi da strane formiche nere, alcune delle quali sembrano sfoggiare una sorta di microarmatura di metallo e agiscono con apparente razionalità. Gerillau si convince che la zona è invasa da insetti intelligenti e decisi a distruggere il genere umano...

Prosegue dopo il felice esperimento de Nel paese dei ciechi la pubblicazione di racconti di Herbert G. Wells in suggestivi libriccini (not so) low cost da parte di Adelphi. Stavolta tocca a due gioiellini (soprattutto il secondo, L’impero delle formiche, davvero raggelante, mentre La valle dei ragni ha dalla sua poco più di un’ambientazione suggestiva) pubblicati rispettivamente nel 1903 su “Pearson’s Magazine” e nel 1905 su “The Strand Magazine” che hanno in comune l’argomento per così dire 'entomologico' - anche se ragni e formiche sono zoologicamente molto distanti e i ragni non sono affatto insetti - qui utilizzato in chiave antiantropocentrica e/o come inno al collettivismo, come argutamente suggerito da Sandro Modeo nella sua postfazione. Un western dalle venature molto vagamente horror e una favola catastrofista che fa pensare a un fumetto di Corto Maltese: ecco cosa troveranno i lettori in queste cinquanta paginette giuste giuste: atmosfere fascinose e scrittura impeccabile, per chi abbia voglia di saggiare l’abilità sulla distanza breve di un grande romanziere dei primi del '900, autore di veri classici della science-fiction come La guerra dei mondi e La macchina del tempo. Assolutamente senza senso di contro la lapidaria frase che campeggia in IV di copertina, nella quale si definisce Wells “il più grande entomologo del terrore”, lui che non si è mai occupato – tranne che in queste piccole gemme più o meno dimenticate – né di terrore né tantomeno di insetti o di aracnidi. Una curiosità: dal secondo racconto nel 1976 Bert I. Gordon ha tratto il trashissimo B-movie L’impero delle termiti giganti (scombiccherata traduzione italiana di H.G. Wells Empire of the ants), con nientepopodimenoche Joan Collins.



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