La valle dei rubini

La valle dei rubini
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C’è una valle in Alta Birmania, a nord di Mandalay, tra le colline ricoperte da foreste di tek, che racchiude nelle sue viscere il più prezioso dei tesori: l’unica riserva al mondo di rubini. È da lì che provengono le pietre rosso sangue che ornano sin dal XV secolo le corone dei regnanti europei, che impreziosiscono da sempre i tesori dei ragià, che hanno destato l’entusiasmo delle più potenti donne al mondo e la cupidigia dei mercanti più avventurosi. Ed è lì che la curiosità spinge Joseph ad accompagnare il suo amico gioielliere parigino Jean Rosenthal, sulle tracce dell’inestimabile tesoro di un bandito, U Min Paw, accumulato in anni di ruberie e rapine a facoltosi mercanti. I segni dell’unicità di questo viaggio si rivelano sin da subito: la compagnia di bandiera indiana non è il vettore più rassicurante per le abitudini di viaggio di Joseph, ma si rivela un’esperienza sorprendente sia per il comfort che per il fatto di ritrovarsi come compagno di cabina ‒ mimetizzato tra gli altri passeggeri ‒ il Pandit Nehru che condivide senza alcun dispiego di lussi o misure di sicurezza la trasvolata che li porterà a Bombay nel giorno della festa di Shivaratri e poi fino a Delhi e Calcutta dove Joseph sarà inghiottito da una folla oceanica al culmine delle celebrazioni, e proseguirà fino al Nord Birmania. Dai finestrini di uno scalcinato quadrimotore faranno il loro primo incontro, sorvolandola, con la natura mozzafiato, la struggente dolcezza dei paesaggi, la rigogliosità della natura e, al termine di un viaggio di sessanta chilometri in automobile, schivando le minacce dei briganti di strada approderanno finalmente a Mogok, il cuore della valle dei rubini. È il luogo in cui Julius, socio di Jean dall’affascinante passato che ha appreso l’arte del commercio delle pietre preziose nell’arco di una vita avventurosa che lo ha portato dalla Russia alla Palestina, a Costantinopoli, al Libano, ai Paesi del Golfo, alla Palestina, ha scelto di vivere per gran parte dell’anno. Joseph è un neofita e si muove nel mondo dei commercianti, dei mediatori, dei coolies che scavano nel bayon, lo strato fangoso che nasconde le pietre grezze, dei proprietari delle miniere come un bambino incantato. La fascinazione che lo coglie sin dai primi incontri con il mediatore cinese che segue Julius come un’ombra inondando tutti di salamelecchi, il boy U Nyo, lo sweeper (spazzino) indiano alcolista, si rinnova ad ogni incontro successivo, ad ogni gradino della scala sociale di Mogok che ascende, ad ogni casa in cui viene ammesso. La ricchissima mercante Daw Hla che insieme a suo figlio Maung Khin Maung e a sua sorella conduce con innata perizia le trattative più redditizie senza mai perdere la gentilezza e l’affabilità caratteristiche del proprio popolo dischiude loro i suoi forzieri che raccolgono le pietre più preziose della valle, i proprietari delle miniere mostrano loro le zone estrattive da cui le pietre vengono strappate alla terra con i metodi più ingegnosi e rudimentali, affidandosi ad una vecchia centrale elettrica dei tempi della dominazione inglese tenuta in piedi dal vecchio tecnico Roberts che non è riuscito a lasciare Mogok quando i suoi connazionali sconfitti hanno ripiegato in India, oppure alla forza della natura, ammucchiando tutto in attesa che i monsoni lavino via il bayon e disvelino gli eventuali tesori. Jean e Joseph, con la preziosa mediazione di Julius, entrano nelle case tutte uguali indipendentemente dallo status e dalle ricchezze di chi le abita, nei laboratori, nelle botteghe, incontrano uomini, donne, ragazzini che li accolgono con un’ospitalità generosa e aperta, ma si chiudono in un caparbio mutismo a qualsiasi accenno al brigante Min Paw, riferendosi a lui solo con mozziconi di frasi in cui campeggia ostentata l’omissione del titolo U che viene usato per riferirsi a persone degne di rispetto e considerazione e che Julius usa persino col suo servitore…

I rubini sono la colonna portante del romanzo, l’elemento catalizzatore del viaggio e Kessel ne ha visti a centinaia inondare con la loro luce rossastra e lattiginosa stanze spoglie, ma, quello che gli rimane negli occhi mentre l’aereo che lo porta via rulla sulla pista sono le donne, gli uomini, i bambini che ha incontrato a Mogok e Kyatpyin. Quello che metterà nero su bianco ne La valle dei rubini è il racconto fascinoso dei tre europei rimasti in Alta Birmania al tempo della sua visita, della gerarchia sociale di un mondo sorprendentemente egualitario e tollerante, dei colori, degli odori della natura, della consistenza quasi palpabile dei primi respiri di una società che si è affrancata dai suoi dominatori e brancola nel buio per trovare nuovi assetti che le si confacciano, della sua totale capacità di accettazione e inclusione degli sparuti fantasmi coloniali che si sono innamorati del Paese e rifiutano di lasciarlo, dei viaggiatori che percorrono le sue strade, siano essi mercanti di oppio o conduttori di elefanti da trasporto, delle donne e degli uomini che fanno piccole e grandi puntate nel grande gioco delle miniere, sperando che la vita serva loro la mano giusta, quella che moltiplicherà la posta iniziale. Joseph Kessel non è solo uno degli ultimi uomini a potersi fregiare senza retorica del titolo di avventuriero perché se lo è guadagnato sul campo in una vita mozzafiato che lo ha portato dalla natia Argentina all’Académie française sopravvivendo alla Grande Guerra che ha combattuto da pilota, passando come corrispondente da Berlino all’Irlanda, alla Palestina, all’Africa, combattendo nella Resistenza francese e scrivendone l’inno, è stato anche un grande intellettuale, è l’autore purtroppo dimenticato di Bella di giorno, da cui Luis Buñuel ha tratto un indimenticabile film. La valle dei rubini, che ObarraO ha coraggiosamente sottratto all’oblio è uno degli ultimi, grandi romanzi di avventura che il secolo scorso ci ha copiosamente regalato, condivide con Hemingway, Marquez e pochi altri la capacità di raccontare storie e trasformarle in epopee. I personaggi dai nomi spesso impronunciabili la cui memoria Kessel ha voluto eternare sono parte di un disegno la cui trama col trascorrere degli anni si fa sempre più nitida. Le loro storie, grazie alla capacità che solo i grandi autori hanno di descrivere gli eventi di cui sono stati testimoni tralasciando il proprio ruolo in essi, assumono contorni leggendari, continuano a vivere nella mente del lettore molto dopo che il libro è terminato, lo trascinano nelle proprie vite lasciandogli addosso una curiosità, una sete di conoscere le cose, ritrovare le persone, che solo un viaggio può placare.



 

 

 

 
 
 
 

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