La ventisettesima città

La ventisettesima città
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 
1984. I destini di St. Louis, che sta attraversando una crisi economica e sociale profonda e dal quarto è scivolata al ventisettesimo posto in classifica tra le metropoli statunitensi, improvvisamente sembrano intrecciarsi con... quelli dell'India: Sidney Hammaker, l'industriale più in vista della città, sposa una principessa di Bombay e il consiglio dei delegati di polizia - “trascurando i candidati preferiti dall'establishment politico, dalla comunità nera, dalla stampa, dall'associazione degli agenti e dal governatore del Missouri” - sceglie a sorpresa come capo della polizia al posto del dimissionario William O'Connell una giovane ufficiale delle forze dell'ordine indiane, una certa S. Jammu, che pur non avendo mai vissuto negli Usa ha la cittadinanza americana, essendo nata a Los Angeles. Circa dieci anni prima la Jammu a Bombay è riuscita a calmierare i prezzi degli alimentari facendoli vendere direttamente alla polizia, e con questa trovata (e grazie alla sua spregiudicatezza) è riuscita a raggiungere una certa visibilità sui media internazionali. Come capo della polizia di St. Louis, Jammu si mette subito in mostra con idee innovative, ma la sua immagine pubblica è molto diversa da quella reale. Utilizzando agenti indiani di sua assoluta fiducia infatti sta tessendo una tela di intrighi e segreti, facendo spiare l'influente e incorruttibile impresario edile Martin Probst, presidente dello Sviluppo Municipale. Ma per far precipitare nel panico la città serve qualcosa di più violento e diretto...
Il romanzo d'esordio di Jonathan Franzen - datato 1988 - è un prodotto letterario molto inusuale: ha l'apparenza di un thriller politico dalle venature esoteriche, ma ben presto percorrendone le quasi 600 pagine ci si trova invischiati in un complesso romanzo psicologico dal tono drammatico seppur velato di una malinconica ironia che ricorda il Kurt Vonnegut jr. meno visionario e si pone nel solco della grande narrativa americana postmoderna di Don De Lillo e Thomas Pynchon. L'idea del complotto indiano per conquistare il controllo di una grande città statunitense in declino economico e sociale - controllo sia a livello politico che culturale che metafisico (potremmo quasi dire magico), s'intende - è davvero suggestiva e declinata con talento dal giovane Franzen, ma i momenti di 'stanca' ci sono, inutile negarlo. Diventerebbe un magnifico film, probabilmente migliore del libro, se lo dirigesse David Lynch.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER