La vera storia del cranio di Pulcinella

La vera storia del cranio di Pulcinella
Una bella passeggiata per Napoli: un caleidoscopio di colori, una Babele di suoni, la più varia umanità. Sicuri? Riavvolgiamo il nastro di ciò che abbiamo visto, di chi abbiamo incontrato per le strade e per i vicoli della città. Una strana impressione comincerà a farsi strada nella nostra mente, un disagio, come un'immagine percepita solo fugacemente, con la coda dell'occhio: ecco, mettiamo a fuoco meglio, riflettiamo... ma sì, alcuni volti ricorrono più volte. Tranquilli, non siamo capitati nel quarto capitolo della saga fantascientifica di Matrix o in un futuro popolato di cloni: 'semplicemente' alcuni tratti somatici sembrano accomunare molti abitanti di Napoli. Di più: sembrano caratterizzare peculiarmente alcune zone della città partenopea. Possibile? O si tratta solo di coincidenze?
Il giovane naturalista Dario David parte da questo spunto solo apparentemente weird e dopo aver brevemente illustrato la funzionalità evolutiva dei tratti del volto umano ripercorre tutta la storia della fisiognomica, cioè - come recita Wikipedia - "la disciplina pseudoscientifica che pretende di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto. Il termine deriva dalle parole greche physys (natura) e gnosis (conoscenza)". E perplesso passa a chiedersi se rincorrere tratti comuni negli abitanti - che so - dei Quartieri Spagnoli sia pratica illusoria e inutile, pericolosa deriva lombrosiana o interessante intuizione scientifica: la soluzione sta nell'ipotesi che - in osservanza della teoria elaborata dal celebre paleontologo Eldredge nel 2001 - in alcune zone delle nostre città caratterizzate per motivi storici e sociali da una certa 'chiusura' all'esterno si sia affermata la strategia evolutiva umana cosiddetta dei 'demi' (gruppi che si riproducono all'interno), in contrasto con quanto avviene nei quartieri 'bene', nei quali il gruppo umano degli 'avatar' interagisce più che altro dal punto di vista economico. E' lo spunto per rileggere brevemente la storia antropologica di Napoli e del suo popolo, tra crani, maschere e presepi in un saggio spigliato, del tutto privo di tecnicismi e perciò di agevole lettura ma anche di relativo impact factor accademico: più corretto definirlo il divertissement di un giovane e brillante scienziato che ama la sua città e soprattutto ama esercitare la nobile arte del ragionamento. Di impatto i disegni di Mauro David, padre prematuramente scomparso dell'autore, al quale il libro è dedicato.

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