La vergine dei sussurri

Nell’anno di grazia 1187 un dolce angelo prega di essere recluso. Nel Castello dei Sussurri di ciò a cui aspira nessuno si cura. Esclarmonda vuol essere murata viva. Una visione di beatitudine ormai la incanta. Un richiamo di libertà forte la attira. L’attesa, però, non deve essere svelata. La speranza non deve essere urlata. Perché no, non è un luogo di voci. Il feudo del signore suo padre è un luogo “intessuto di sussurri, di fili di voce intrecciati, tanto antichi che per udirli si deve tendere l’orecchio. Di parole mai scritte, eppure legate le une alle altre, che si dipanano in un lieve sibilo”. La bellissima giovane è figlia unica e ha una immensa dote. Rifiutare Lotario di Monfalcone, ribellandosi davanti a tutti, vuol dire tradire il suo caro padre; disonorandolo, pronunciando il voto di clausura perpetua e sommergendosi di grazia divina, l’ingrata si lega non al destino che l’uomo le ha scelto: “Se Dio reclamava la sua unica figlia sopravvissuta, era senza dubbio per punirlo di averla troppo amata, troppo sorvegliata, troppo guardata”…
“Sono Esclarmonda, la sacrificata, la colomba, la carne offerta a Dio, il suo trofeo”. È questo il ritratto di Esclarmonda – la vergine dei sussurri – con il quale Carole Martinez ha presentato una casta giovane di quindici anni. La scrittrice tratteggia, però, una donna al contempo ribelle: versatone il sangue in chiesa, ha disonorato il padre terreno, opponendo alle nozze l'idea di reclusione per glorificare il padre celeste e “sviscerare” la fede attraverso l'evasione – “Dio mi avrebbe aiutato ad aprire i muri della mia cella, Dio mi avrebbe offerto visioni ancora più immense”. E lo ha fatto pretendendo per sé il diritto di scelta, con un'autentica riflessione sul proprio temperamento. Una conversione non solo formale, ma sostanziale. Un laborioso intreccio tra i rapporti di convivenza e la stretta clausura, tra lo stato di beatitudine e il conforto della pace. Ecco perché le esperienze di Esclarmonda sono al tempo stesso mistiche e razionali. Come espressione di un cammino interiore, rivelano se stesse - “La mia anima risuonò della melodia dei cembali del giubilo, assai più a lungo di quanto la mia carne avesse vibrato ascoltando la nostra povera campana di Sant’Agnese. La fede mi offrì visioni d’ineguagliabile bellezza” - e raccontano una storia drammatica. Conobbe tanta gioia e dolore, per ciò che possiamo ora rivelare, e così con un senso nostalgico vi invitiamo a conoscere la Damigella dei Sussurri, che scelse di vivere a Hautepierre in una piccola cella murata, reclusa fino alla morte e mai strappata all’estasi.

 

 

 

 
 
 
 
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