La verità dei topi

Si sono ritrovati da buoni amici davanti al cannone che lancia razzi psichedelici per l’inaugurazione della rassegna culturale dal titolo “Scrittura Creativa A Più Non Posso”, ospitata come d’abitudine dal famoso – per non dire famigerato – Centro di Comunicazione Globale Candy A. N., punto di riferimento della città non solo come luogo di aggregazione artistica ma anche paramedica. Massi tende la mano, all’inizio timidamente, poi col sorriso che gli cresce in volto, e che lo fa, a causa dei due prominenti incisivi, somigliare tanto a uno scoiattolo, gli inizia a parlare dandogli il benvenuto, dicendo che mancava solo lui. Dalle poche parole si passa subito a un abbraccio forte e virile e al vino, un calice di buon rosso, invecchiato a regola d’arte. Anna nel frattempo è là. Con loro. È zitta. Cerca in tutti i modi di capire che cosa stia accadendo. La dimostrazione del cannone è per giunta già cominciata, e una piccola rumorosa folla si raduna tutt’intorno, estatica di fronte a una tale meraviglia…

Trascende i generi, anche perché si avvale delle caratteristiche fondamentali di ognuno ma le amalgama e rimescola a suo modo sfruttandone le potenzialità immaginifiche per approfondire vari temi significativi, con una messe sconfinata di riferimenti, chiavi di lettura, livelli d’interpretazione che coniugano il noir à la Chandler col fantasy, il romanzo d’avventura e di formazione. E con atmosfere abiette, farsesche, caustiche, allegoriche, oniriche, grottesche, talmente assurde da apparire tragicamente realistiche, Nuzzolo attraversa e descrive il mondo, la storia e la storia del mondo. Scrittore, produttore di video e dischi, estensore persino di una delle voci del Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana curato da Giorgio Vasta e soprattutto da Matteo B. Bianchi, autore anche televisivo dall’ironia formidabile, Massimiliano Nuzzolo difatti si concentra in questa occasione – tessendo con prosa brillante una trama caleidoscopica e rocambolesca ma mai confusionaria – sul racconto, grazie alle esaltate potenzialità della letteratura, delle magnifiche sorti e progressive dell’umana gente, per citare Leopardi, mediante lo sguardo acutissimo di Edgar. Edgar, che di cognome fa Kospic, è una sorta di Ulisse undicenne venezuelano d’origine ungherese che è scampato miracolosamente all’incendio che lo ha lasciato solo al mondo ma è comunque in un mare di guai, che hanno persino le facce torve di alcuni narcotrafficanti. Coloratissimo. Acrobatico. Distopico. Spiazzante.

 


 

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