La verità a proposito di Celia

La verità a proposito di Celia
È un attimo, un soffio di vento tra i rami che giocano con la luce del sole in un tranquillo quartiere e Celia sparisce, inghiottita dalla strada, risucchiata dal cielo, precipitata in un buco nero senza fondo. Prima saltellava allegra come un leprotto in una giornata di inizio primavera e l’istante dopo non si muove più per il semplice fatto che non esiste più. I suoi giocattoli preferiti – la casa di bambole, la giraffa di pezza e la collezione di anelli – resteranno abbandonati in una cameretta vuota e silenziosa. Il padre di Celia, Cristopher Brooks, è uno scrittore di libri fantasy e di fantascienza e ama la sua bambina più della sua stessa vita, del resto nessuno potrebbe trovarla una cosa strana. Che cosa accade quindi quando tua figlia, neanche sette anni, scompare senza lasciare traccia, lasciandoti con il fardello del non sapere, dell’ipotesi che è solo possibilità e mai certezza? L’hanno rapita? Si è persa e non sa come fare ritorno a casa? Respira ancora o l’hanno assassinata? Non puoi fare altro se non immaginare infinite volte, come vivessi un incubo la cui forma cambia ma la cui sostanza – la sparizione – è sempre uguale, chiedendoti per quale motivo tu non abbia potuto fare niente per impedire che il sangue del tuo sangue diventasse nel giro di pochi secondi un fantasma. A nulla valgono le ricerche disperate, a niente serve tentare di nutrire una speranza, al contrario Cristopher e sua moglie entrano in un periodo di profonda crisi, non si riconosco più perché i loro ruoli sono stati scalzati via dall’accaduto e da soli, nella propria individualità o anche solo nel vedersi come una coppia, non riescono a trovare una ragione sufficiente per voler andare avanti. Si perdono, si separano, il dolore li lacera al punto di sfaldare anche le promesse di un "per sempre" ora scarico di quel significato originario. Ecco che allora Cristopher fa l’unica cosa che può forse aiutarlo a tenere in vita la piccola Celia: anziché scrivere il sequel del suo successo Cancelli di Corno e Avorio (come annunciato nella quarta di copertina del suo ultimo romanzo) decide di intessere una serie di racconti “che sono un misto di fatti e congetture, e di fatti che sfumano nelle congetture, e di congetture che sfumano nei fatti”. Proietta così la bambina in un ipotetico futuro da adolescente, la ritrae come madre senza un compagno, se la immagina addirittura scivolata in un universo parallelo e non gli sembra neanche una realtà impossibile dal momento che lui stesso riceve telefonate anonime sull’apparecchio giocattolo di Celia dopo la sua sparizione. La realtà sembra superare la fantascienza...
Kevin Brockmeier (Arkansas, 1972) viene segnalato dalla prestigiosa rivista Granta come una delle voci più promettenti della nuova letteratura americana e i lettori non potranno fare altro se non annuire, conquistati da un plot irresistibile. Ci troviamo di fronte a un romanzo che definire imprescindibile è doveroso anche grazie alla precisa, accorata/accurata ed eccellente traduzione di Gaja Cenciarelli che qui ci propone un lavoro di resa linguistica da applauso. Se i richiami a Bambini nel tempo di Ian McEwan sono effettivamente molto forti (lì a sparire in un supermercato era la piccola Kate il cui padre era uno scrittore di storie per l’infanzia) mi sembra interessante anche il paragone con Amabili resti di Alice Sebold, più che altro per il tema della presenza tangibile di chi è scomparso nel mondo dei vivi e che, nonostante l’ineluttabile assenza fisica, resta un punto fermo, una scia da inalare. Bisogna specificare che nonostante il confronto con romanzi altrui sia doveroso non si deve minimamente congetturare una scopiazzatura, sarebbe un errore: lo stile di Brockmeier è perfettamente riconoscibile e la scrittura densa, quasi pastosa, visionaria e ai limiti del surreale lo consacra come – trama a parte – un grandissimo narratore della realtà dei sentimenti. Una storia di dolorosa perdita imperniata sui legami carnali e di sangue, il tentativo tutto umano (anche nei suoi eccessi irrazionali) di vedere quel barlume di speranza anche nella tragedia, una dichiarazione di amore immenso (come cita la quarta di copertina) di un padre verso la propria figlia, intenso come solo i legami viscerali possono essere, impossibili da spezzare o dimenticare.

 

 

 

 
 
 
 
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