La vita degli animali

La vita degli animali

John Bernard aspetta sua madre Elizabeth Costello davanti all’uscita passeggeri dell’aeroporto; è stata invitata all’Appleton College ‒ dove lui insegna Fisica e Astronomia ‒ per tenere la Gates Lecture, la conferenza annuale dell’istituto, e per incontrare gli studenti di letteratura. A casa la accoglie sua nuora Norma che in un impeto di generosità l’abbraccia e le dà il benvenuto; ma le ostilità iniziano quasi subito, ad ora di cena. I bambini mangiano da soli in un’altra stanza perché Elizabeth non ama vedere carne in tavola e Norma non intende modificare il cibo dei bambini per compiacere quella che definisce “la suscettibilità” della suocera. Non ha mai compreso le posizioni di quella donna, come del resto il figlio: perché non può essere una donna anziana come tutte le altre, “con una vita qualsiasi da donna anziana? Se vuole aprire il suo cuore agli animali, perché non se ne sta a casa e lo apre ai suoi gatti?”. È una scrittrice famosa in tutto il mondo, Elizabeth, eppure invitata a parlare di un tema a scelta non ha pensato a sé e ai suoi romanzi, ma al suo cavallo di battaglia: gli animali. E così in piedi davanti ad un’assemblea attenta ed incuriosita inizia non staccando mai gli occhi dai fogli che si è portata dietro: “Nel discorso che sto per farvi sugli animali, vi userò il riguardo di evitare il lungo elenco di orrori che ne punteggia la vita e la morte. Pur non avendo ragione di credere che abbiate bene in mente ciò che attualmente si fa loro nelle aziende agricole (ormai non le chiamo più fattorie), nei macelli, sui motopescherecci, nei laboratori di tutto il mondo, sono certa che vorrete concedermi il potere retorico di evocare simili orrori e di convincervi con la dovuta efficacia del fatto che sono tali; ma non andrò oltre, mi limiterò a ricordarvi che gli orrori omessi sono tuttavia il nodo centrale di questa conferenza”…

Primo romanzo in cui fa la sua comparsa Elizabeth Costello, La vita degli animali (che verrà inserito interamente nelle versioni inglese ed americana di Elizabeth Costello, ma che mancherà nell’edizione italiana) riunisce le Tanner Lectures tenute nel 1997 e nel 1998 presso la Princeton University nelle quali l’autore sudafricano affronta una questione etica importante e di forte attualità: il maltrattamento degli animali. Non si tratta però di complicati saggi filosofici, al contrario con l’espediente del racconto Coetzee ci fa immaginare un’occasione accademica in cui Elizaberth Costello ‒ scrittrice pure lei ‒ è invitata a parlare in un college. La conosciamo essenzialmente attraverso gli occhi del figlio John che ha con lei un rapporto contraddittorio, di affetto ma anche di estremo imbarazzo per il modo di vivere della madre. È una scrittrice ormai anziana che nonostante l’eta, la stanchezza e le delusioni collezionate durante la sua vita, continua a difendere energicamente le proprie convinzioni. È infatti con grande sorpresa degli ospiti del college che, invece di parlare di letteratura come tutti si aspettano, Elizabeth decide di tenere due discorsi interamente centrati sul tema del maltrattamento animale. Non aggiunge nulla di nuovo alla disputa sulla crudeltà sugli animali, che si protrae da secoli da Cartesio a Tommaso d’Aquino solo per ricordare due dei filosofi che la Costello cita durante i suoi discorsi; non è una novità neppure il paragone ‒ duro e che le costerà la reazione sprezzante dello scrittore Abraham Stern e lo sdegno di tutta l’assemblea ‒ tra i campi di concentramento nazisti e l’industria della carne fatta di allevamenti intensivi e mattatoi (“Sono andati al macello come pecore, sono morti come animali, li hanno ammazzati i macellai nazisti. La denuncia dei campi di concentramento è così pregna del linguaggio dei macelli e dei mattatoi che è quasi superfluo preparare il terreno per il paragone che mi accingo a fare”). Quello che però riesce ad ottenere la Costello-Coetzee è infondere disagio, imbarazzo e dubbi nei suoi ascoltatori, lettore incluso che ‒ ingannato dalla forma romanzesca ‒ è costretto ad aprire gli occhi su una questione che normalmente si preferisce ignorare. “Non hanno una coscienza e dunque. Dunque cosa? Dunque siamo liberi di usarli per i nostri fini? Dunque siamo liberi di ucciderli? […] Guardo nei tuoi occhi , in queli di Norma, in quelli dei bambini e vedo soltanto bontà, bontà umana. Calmati, mi dico, stai facendo d’una mosca un elefante. La vita è così. Tutti scendono a patti con la vita, perché tu non puoi? Perché tu non puoi?” Elizabeth ‒ o è Coetzee? ‒ non ci consegna le risposte a queste domande, anzi ‒ nonostante le parole con le quali il figlio cerca di consolare la madre in lacrime ( “Su, su. Tra poco passa”) ‒ questi dubbi continueranno a ronzarvi in testa, confermando ‒ se mai ce ne fosse bisogno ‒ la potenza della macchina narrativa di Coetzee.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER