La vita fino a te

La vita fino a te
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In quel cassetto butta cose che negli anni si sono accumulate, oggetti e carte che non serve avere sottomano ma che non si possono eliminare. Libretti degli assegni, fotografie, fogli e fogliacci di vario genere. Tra tutta quella roba spunta anche una lettera scritta frettolosamente con una biro. Otto fogli fitti fitti solo per dire “ti amo” a una ragazza. Lei non rispose mai, perché “l’amore certe volte termina così, sospeso e privo di soluzione, come quei problemi che non abbiamo fatto in tempo a risolvere sui quadernoni delle vacanze estive”… Il primo pugno in faccia lo diede a nove anni. Fu per una bambina di cui era follemente innamorato, la Martina. Voleva difenderla da un bambino più grande e, perché no, anche fare colpo. Ma lei, quando lo vide tutto sanguinante, non pensò affatto di saltargli al collo ma piuttosto gli rivolse un quanto mai esplicito “che schifo!”… “Ogni relazione è come una strada che alcuni percorrono in autobus, altri a piedi. Per i primi, i secondi saranno sempre troppo lenti. Per i secondi, i primi saranno sempre troppo veloci. Forse basterebbe solo smetterla di aspettarsi come fosse sempre l’altro a doverci raggiungere, nel punto preciso in cui abbiamo deciso di stare”… Mario ha 84 anni, ogni giorno beve un bicchiere di vino al bar e annota con meticolosità non si sa che cosa sul suo quaderno. Il perché affonda in una storia d’amore durata più di 40 anni, cominciata quando faceva il garzone del lattaio e si invaghì della Jole, vedova di guerra e più grande di lui… Era il 14 febbraio quando I. gli disse che non era più sicura di amarlo. Poi ci fu quell’angoscia tipica di quando capisci che la tua relazione è a un punto di non ritorno e che tutto sta precipitando vorticosamente verso ciò che non potrai che chiamare fine. A salvarlo da quel dolore furono alcune frasi di Raymond Carver, che gli restarono incollate dentro. “Stava andando da qualche parte, questo lo sapeva. E se per caso si trattava della direzione sbagliata, prima o poi l’avrebbe scoperto". Parole che col tempo si sono trasformate in una consapevolezza: “lo scoprii l’anno dopo e molte volte in seguito. Unendo tutte le direzioni sbagliate e i ripensamenti viene fuori la mia vita fino a qui”…

Matteo Bussola con La vita fino a te raccoglie istantanee di vita quotidiana e ne fa una meravigliosa raccolta che dimostra come ci possa essere poesia in ogni gesto, anche il più ordinario. Filo conduttore è l’amore, quello dell’infanzia, quello di due anziani seduti in treno, quello di una storia che si è interrotta troppo bruscamente e quello invece di un’altra che doveva finire e forse si è trascinata più a lungo del necessario. C’è una ragazza troppo bella, che non sai come ha fatto a filarsi proprio te e una invece che agli occhi di tutti non ha niente di che ma per te è una sorta di Venere di Botticelli, la stessa che però ti lascia per uno che sembra un attore di Hollywood. C’è una lei misteriosa che il destino ha deciso di portarti via e che hai ricercato in mille altre lei negli anni a seguire per poi risvegliarti come da un coma e sentirti risolto. Sono frammenti che costruiscono la sua vita fino a adesso, errori, decisioni, fughe e ritorni, che però l’hanno condotto proprio a questo punto, a questo oggi che senza tutto ciò non avrebbe mai raggiunto. Sono questi bivi che l’hanno portato a Paola, alle sue bambine, alla sua vita da fumettista, quella che ha scelto lasciando un’occupazione più stabile forse, ma che non lo appassionava più, per fare di quello che era solo un hobby una vera professione. Bussola scrittore nasce su Facebook, dove lascia brevi “flash” del suo quotidiano che diventano storie. È attraverso questa piattaforma che Einaudi lo nota e lo “ingaggia” per scrivere Notti in bianco, baci a colazione, il suo primo libro. Poi arriva una lettera accorata sulla scuola e su come rapportarsi da genitori a quest’istituzione fondamentale, dal titolo Sono puri i loro sogni. E infine ora, La vita fino a te, una specie di geografia dei sentimenti, una mappa di scoperte, umane e emozionali. “In queste pagine ho scelto di illuminare le cose che per me hanno un senso: l’amore dove lo scorgo – compreso quello dal quale per paura o vigliaccheria sono fuggito ‒, la cura quando mi colpisce, il dolore da cui ho imparato, la bellezza in quel che c’è, anche quando arriva o è arrivata inattesa e quasi a far male. Soprattutto quella che si annida negli angoli più bui, attirandomi come un’esca. Accogliendomi come un’occasione”, spiega l’autore all’inizio del volume. Secondo la penna raffinata e geniale di Natalia Aspesi su “la Repubblica”, quelli di Bussola sono “piccoli momenti di pensiero, di ricordi, di stupore, rinuncia, nostalgia, sogno: soprattutto d’amore per tutto e tutti, una ricchezza che non si cancella, vissuta intensamente, ogni momento negli attimi quotidiani” e lui è un autore capace di scrivere del “mondo piccolo e essenziale che ognuno, anzi ognuna, vorrebbe per sé”. Ma attenzione, non è una quotidianità perfetta quella di Bussola. Dell’amore ci sono anche le storture, le angosce. Quelle che a ripensarci anni dopo ci ridi sopra, certo, ma anche quelle che lasciano un segno incancellabile e ti formano. Quelle che forse ti conducono proprio a trovare “quella persona”, a un amore che non è una strada dritta ma un tragitto pieno di curve, di quelli tortuosi sì ma dai quali ogni tanti ti affacci e wow, la vista è di quelle spettacolari.



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