La vita lunga delle donne

La vita lunga delle donne

Seconda e ultima “puntata” della pubblicazione che affronta il passaggio d’età delle donne che sono state protagoniste dei movimenti del Sessantotto e delle lotte civili e sociali degli anni Settanta. La prima parte è stata pubblicata da Marina nel 1999, Le ragazze di cinquant’anni, adesso quelle ragazze di anni ne hanno sessantacinque, settanta e più, sono circa dodici milioni di donne italiane, per lo più sole, perché separate o divorziate o vedove, generalmente più povere dei coetanei maschi. Come affrontano questo nuovo passaggio di età? Cosa le aspetta? Dopo tanto lottare a settanta anni cosa resta? Solo fermarsi per una “decorosa invisibilità”? Il corpo giovane si butta, si affretta, coglie l’attimo, poi invecchiando tutto rallenta, ma la trasformazione non è repentina, omogenea, nessuna fase della vita lo è, esistono tante gioventù e altrettante vecchiaie, che possono coesistere nella stessa persona, che si raggiungono attraverso un susseguirsi di “piccole scalate” o scivolate verso la tappa successiva. Il percorso d’invecchiamento è imprevedibile, ancora di più per questa generazione che, in ogni fase, ha dovuto sperimentare nuovi modelli per adattarsi ai cambiamenti scaturiti dall’accesso a nuovi stili di vita. Stili di vita non più tradizionali che hanno “dischiuso maggiori possibilità di felicità e maggiori possibilità d’infelicità”. Come le molte vecchiaie riorganizzano le proprie priorità?

Marina Piazza dedica il suo saggio La vita lunga delle donne ai suoi nipotini e alla loro vita, scrive, nelle ultime pagine del testo, che la relazione con i nipoti ha i tratti caratteristici dell’innamoramento e dato che la “nonnità” è una condizione esclusivamente umana, (non esistono i nonni tra gli animali!), può essere inventata con grande libertà e con altrettanta libertà si può rivendicare di poter essere “non nonne felici”. Tuttavia, vivere la relazione con i piccoli è un aspetto “nutritivo e gioioso” riservato esclusivamente a chi ha tempo, pazienza per ascoltarli, perché i bambini hanno molte cose da far riscoprire, una fra tutte la capacità di osservare ogni cosa con la meraviglia della scoperta. Marina Piazza accompagna il lettore a riconoscere la parte interessante dell’invecchiare, riconoscere gli stereotipi, che hanno un fondamento di verità, e che, osservati da angolazioni diverse, possono essere spunto per soluzioni originali e praticabili, come sperimentato dalle donne che ha intervistato. Assaporare i “Sali della vita” attrezzati di curiosità, intelligenza e ironia, per ascoltare se stesse e il proprio corpo, accettare i cambiamenti, ritrovare la bambina che siamo state e soprattutto, non farsi condizionare dai tanti cliché. Il libro è ricchissimo di note, riferimenti bibliografici e cinematografici per approfondire e integrare la lettura. Un testo interessante che partendo dalle puntuali osservazioni delle trasformazioni avvenute nella vita dell’autrice e in quella delle coetanee intervistate, restituisce finalmente la libertà d’invecchiare.



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