La vita, non il mondo

La vita, non il mondo
Tiziano è alle prese con la quotidianità della vita: il solito lavare e stirare, le pulizie di casa, il rimpinguamento dei viveri. Routine, monotona, attesa e tuttavia riempitiva di giornate che paiono rincorrersi uguali, aspettando che la polvere avvolga ancora ogni dove e tutto sia da rifare, da capo. Come se niente fosse stato. In questo aritmico progredire dell’essere, Tiziano getta però uno sguardo sulla realtà, sugli aspetti solo apparentemente banali e che, invece, si prestano per filosofeggiare su questioni ben più profonde di una incipiente calvizie (lui che contrariamente ai quarantacinquenni l’ha conosciuta a 18 anni). Ed ecco allora considerazioni sull’assoluto e l’universale, sull’illusione di potere sentire, immaginare o comprendere lo stato in cui l’anima un giorno abbandonerà il corpo; schizzi di immagini d’amore; i piaceri nel guardare un’opera d’arte, nell’ammirare dai belvedere Cagliari, Napoli, Torino. Il tutto in una visione assolutamente privata e personale, correlata agli accadimenti, ai sussulti emotivi che affiorano alla coscienza casualmente da un evento, un fermo immagine, un incontro. Perché è la vita, la vita di Tiziano, non il mondo...
L’ultimo impegno letterario di Tiziano Scarpa nasce come risposta (forse un rifiuto) alla non accettazione di tutto ciò che è attualità, propinazione forzata del cliché convenzionale, imposta dai media che scelgono la notizia, l’evento, l’azione, il personaggio per colpire. E così è, probabilmente, ma per l’immaginario collettivo. Eppure quell’attualità diventa subito un flop nella nostra vita, nella nostra mente, come sapone sulla pelle che già un attimo dopo non è più. Tutto il contrario di ciò che capita leggendo le brevi prose di Scarpa (ciascuna di 1.000 battute al massimo), perché quelle sì che lasciano il segno, ti toccano nel profondo e ti rimuovono i sensi (benché tu sia “solo” lettore), risvegliano l’emozione latente che fino ad un attimo prima non sapevi neppure fosse nascosta in qualche recondita piega della mente. In questo libro l’autore si concede nella maniera più piena, sincera e fedele: mette a nudo il suo pensiero, la sua anima e il suo privato. Parla di vita vissuta, di esperienze, viaggi, storie che si diramano, si affastellano, si susseguono liberamente e quel fermarsi a guardare un uccellino caduto a cui cercare un posto dove offrirgli il silenzio diventa simbolo della tenerezza del cuore; quella mezza pagnotta, di cui sembra di sentirne l’odore fragrante e che ritroverà la sua altra metà sul tavolo della cucina di casa, è vivificazione di un amore, di un abbraccio con la compagna; quel vagabondo che il giorno di Natale ha voglia di parlare, è quasi l’incarnazione dell’anima peregrina che Tiziano ha, che tutti noi abbiamo dentro e del desiderio di prima o poi ritrovarci. La prosa di Scarpa è puro lirismo intessuto di particolari scelte lessicali, di accostamenti di immagini a volte inaspettate e stridenti con il normale pensiero ma che nel suo stile diventano armonia per quella sua capacità mirabile di avvicinare e legare il privato a dinamiche quasi universali in cui tutto sembra esser coinvolto: l’arte, la natura, l’amore, la passione, l’istinto, i sensi, il privato e l’intimo. La vita, non il mondo non può essere definito che un pezzo di bravura.

Leggi l'intervista a Tiziano Scarpa

 

 

 

 
 
 
 
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